Eccessiva durata del processo, l’indennizzo non è scontato

Deposito telematico: buona la seconda!

Il deposito telematico degli atti si intende perfezionato, per il depositante, nel momento in cui è generata la ricevuta automatica di avvenuta consegna da parte del gestore della PEC del Ministero della Giustizia.

In tal senso si è espressa la Corte di Cassazione, con ordinanza n. 20431, depositata lo scorso 29 luglio, chiamata a decidere sulla tempestività del deposito telematico di una opposizione allo stato passivo fallimentare.

La vicenda trae origine da una pronuncia di inammissibilità dell’opposizione allo stato passivo del Fallimento, resa dal Tribunale di Castrovillari per ritenuta tardività del ricorso.

In particolare, a fronte della comunicazione di esecutività dello stato passivo in data 11/04/2017, un creditore depositava telematicamente ricorso in opposizione, in data 10/05/2017, per lamentare la mancata ammissione in via privilegiata del proprio credito.

Ebbene, nonostante il deposito fosse stato eseguito nei termini di legge, tuttavia, l’iter dei controlli di cancelleria per l’accoglimento del deposito telematico si concludeva in data 26/05/2017, ad avvenuto decorso del termine di opposizione.

Il Tribunale di Castrovillari, sulla scorta di tale ultima circostanza, riteneva la tardività del ricorso, dichiarandone l’inammissibilità.

Il creditore opponente, dal canto suo, proponeva ricorso in Cassazione lamentando che il deposito fosse regolarmente avvenuto nel termine.

La Suprema Corte, in applicazione della disciplina di cui all’art. 16 bis comma 7 Lg 221 del 2012, ha riconosciuto la tempestività dell’opposizione, osservando che il deposito deve ritenersi perfezionato in data 10/05/2017, poiché in quello stesso giorno è stata generata la ricevuta di avvenuta consegna PEC che ne comprova l’accettazione.

Nell’ordinanza, da ultimo, si è avuto modo di precisare l’irrilevanza della erronea indicazione del registro nel quale è avvenuta l’iscrizione a ruolo: un eventuale vizio, invero, – si legge – avrebbe dovuto generare un rifiuto di ricezione, che nel caso di specie non vi è stato.

Cass., ordinanza 29/07/2019, n. 20431

Cristina Pergolari – c.pergolari@lascalaw.com

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