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Deposito tardivo del fascicolo di parte: il termine non inficia l’appello

La perentorietà del termine per il deposito del fascicolo di parte rimane interna al giudizio di primo grado senza valere per il grado di appello, considerato che il deposito di tale fascicolo non potrebbe comunque introdurre alcun elemento di novità nel processo.

Questo il principio di diritto sancito dalla Corte di Cassazione con la sentenza in commento.

La vicenda trae origine da un giudizio incardinato innanzi al Giudice di Pace ed avente ad oggetto il risarcimento dei danni subiti dall’attore in occasione di un sinistro stradale avvenuto ad opera di un veicolo non identificato. Il Giudice di Pace rigettava la domanda attorea ritenendola non provata, in quanto a suo giudizio l’unico teste escusso sarebbe stato non attendibile.

La sentenza di I grado veniva impugnata dall’attore soccombente innanzi al Tribunale di Napoli.

Investito della questione, il Tribunale di Napoli dichiarava con sentenza l’inammissibilità dell’appello proposto, sull’unico presupposto che l’attore aveva ritirato il fascicolo di parte all’udienza di precisazione delle conclusioni e l’aveva poi depositato oltre il termine previsto per il deposito delle comparse conclusionali. Infatti, trattandosi di mancato rispetto di un termine perentorio, il Tribunale riteneva di non dover esaminare né il merito della controversia né i profili di tempestività dell’appello.

Avverso la sentenza del Tribunale, veniva proposto ricorso in Cassazione.

Con l’unico motivo di ricorso, il ricorrente eccepiva che la perentorietà del termine per il deposito del fascicolo di parte, ritirato in sede di precisazione delle conclusioni, avrebbe dovuto essere considerata interna al giudizio di I grado, senza avere effetti nel giudizio di appello.

Infatti, il deposito del fascicolo di primo grado in sede di appello non comporterebbe l’introduzione di elementi di novità all’interno del processo, a condizione che i documenti contenuti nel fascicolo siano stati effettivamente prodotti nel primo grado di giudizio, nell’osservanza dei termini processuali.

Pronunciandosi sul punto la Corte di Cassazione, richiamando un costante orientamento giurisprudenziale, ha ribadito che il processo deve tendere alla sua conclusione con una decisione di merito e, per tale ragione, le pronunce di natura meramente processuale sono delle decisioni da assumere solo in presenza di vizi non emendabili, ai quali non è riconducibile il tipo di vizio riscontrato nel caso di specie.

Sulla scorta di tale ragionamento logico-giuridico, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, cassando la sentenza impugnata e rinviando la causa alla Corte d’appello.

Francesca Liguori – f.liguori@lascalaw.com

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