Procedimento esecutivo e tipicità delle cause di sospensione

Denaro a disposizione, mutuo senza condizione

E’ valido titolo esecutivo il contratto di mutuo che prevede l’erogazione della somma mutuata e la successiva costituzione di un deposito cauzionale infruttifero, intestato al mutuatario, nel quale versare il denaro, condizionandone lo svincolo ad avvenuto adempimento di obblighi e condizioni contrattuali da parte del mutuatario.

In tal senso si è espresso il Tribunale di Roma, con ordinanza del 14 marzo, facendo proprio, per la prima volta nell’ambito di un processo esecutivo, l’insegnamento reso con pronuncia della Corte di Cassazione n. 25632/2017.

La questione oggetto di disamina è la nota problematica della idoneità dei contratti di mutuo a costituire valido titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c., nel caso in cui prevedano che la somma mutuata, con quietanza in tal senso del mutuatario, venga in seguito versata su di un deposito cauzionale infruttifero, rimanendo ivi vincolata sino al compimento di alcune incombenze di natura burocratica da parte del mutuatario stesso.

Sulla questione, dev’essere precisato, si registrano una pluralità di pronunce della giurisprudenza di merito, affatto conformi tra di loro. Ed infatti, per un verso vi sono pronunce che negano la natura di titolo esecutivo dei mutui in esame, qualificandoli come mutui c.d. condizionati: il riferimento, tra le altre, è alle decisioni rese dal Tribunale di Cassino, in data 25 novembre 2018, e dal Tribunale di Pescara, in data 12 giugno 2017.

Tali sentenze muovono dal presupposto che la clausola in esame privi il mutuo dell’indefettibile presupposto della consegna del denaro (c.d. traditio), necessario affinché il contratto si perfezioni. Peraltro, la mancata immediata consegna del denaro, proprio perché come detto subordinata all’esecuzione di una serie di attività burocratiche, non porrebbe il mutuatario nella disponibilità giuridica della somma mutuata, così impedendo il sorgere dell’obbligazione restitutoria che nel titolo esecutivo dovrebbe essere suggellata.

Al contrario, vi sono pronunce di diverso avviso, che si aprono ad un concetto di disponibilità giuridica che si allontana dalla canonica materiale apprensione del denaro, evolvendosi in linea con la progressiva dematerializzazione del denaro che interessa il mercato negli ultimi decenni.

In tale ottica, sussiste disponibilità giuridica della somma erogata, in capo al mutuatario, ogni qualvolta la somma mutuata, per la quale lo stesso rilascia quietanza nel testo del contratto, entri a far parte della sua sfera di disponibilità giuridico-patrimoniale. Sintomatica di detta disponibilità è la facoltà di disporre della somma, ad esempio – si legge – , proprio concedendola in garanzia all’istituto di credito, mediante deposito, per l’adempimento degli incombenti pattuiti nel mutuo.

Sulla scorta di tali assunti, si afferma che il contratto di mutuo, pur contenente la clausola in esame, è un valido titolo esecutivo, sempre ferma la necessità che sia connotato di tutti i requisiti di cui all’art. 474 c.p.c.

In tal senso, si sono di recente espressi il Tribunale di Genova, con ordinanza dell’8 ottobre 2018, ed il Tribunale di Salerno, in data 16 febbraio 2018.

Sulla controversa questione è intervenuta la giurisprudenza di legittimità, con la citata pronuncia del 2017 resa dalla Corte di Cassazione all’esito di un giudizio di opposizione allo stato passivo del fallimento, riconoscendo l’efficacia di titolo esecutivo per i contratti di mutuo contenenti la clausola in esame.

La sentenza n. 25632/2017 della Suprema Corte, in particolare, ha evidenziato che “ai fini del perfezionamento del contratto di mutuo, avente natura reale ed efficacia obbligatoria, l’uscita del denaro dal patrimonio dell’istituto di credito mutuante, e l’acquisizione dello stesso al patrimonio del mutuatario, costituisce effettiva erogazione dei fondi, anche se parte delle somme sia versata dalla banca su un deposito cauzionale infruttifero, destinato ad essere svincolato in conseguenza dell’adempimento degli obblighi e delle condizioni contrattuali”.

Ebbene, l’ordinanza del Tribunale di Roma in commento va segnalata proprio per essere la prima pronuncia che espressamente applica la citata sentenza di legittimità nell’ambito del processo esecutivo, a sostegno della idoneità dei contratti in esame a costituire valido titolo esecutivo.

Tribunale di Roma, ordinanza del 14 marzo 2019

Cristina Pergolari – c.pergolari@lascalaw.com

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