Delibere assembleari in tema di transazione

La questione che la Cassazione è chiamata a dirimere è se l’assemblea condominiale possa decidere a maggioranza, e non all’unanimità, di transigere vertenze tra il condominio e terzi.

Con l’ordinanza n. 7201 del 2016 la Suprema Corte ricorda un consolidato principio giurisprudenziale: ai sensi dell’art. 1135 c.c., l’assemblea può deliberare a maggioranza su tutto ciò che riguarda le spese d’interesse comune e, quindi, anche sulle transazioni che a tali spese afferiscono, essendo necessario il consenso unanime dei condomini, ai sensi dell’art. 1108, III comma, c.c., solo quando la transazione abbia ad oggetto i diritti reali comuni. Secondo quest’ultimo articolo è richiesto il consenso di tutti i comunisti – e, quindi, della totalità dei condomini – per gli atti di alienazione del fondo comune, o di costituzione su di esso di diritti reali, o per le locazioni utranovennali, con la conseguenza che tale consenso è necessario anche per la transazione avente il medesimo oggetto dell’art. 1108, III comma, c.c..

Pertanto, non rientra nei poteri dell’assemblea condominiale, che decide con il criterio delle maggioranze, autorizzare l’amministratore del condominio a concludere transazioni che abbiano oggetto diritti di cui all’articolo sopra citato.

Ma se, al contrario, oggetto della transazione fosse un mero diritto obbligatorio, come nel caso concreto a cui l’ordinanza sopra individuata fa riferimento e che verte su compensi professionali per l’attività svolta in favore del condominio, la deliberazione assembleare presa a maggioranza sarebbe valida ed efficace.

19 aprile 2016

Giovanni Davide Bertolig.bertoli@lascalaw.com

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