Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Delega sul conto: chi e’ causa del suo mal….

Con atto di citazione del 2/10/2009, una correntista conveniva in giudizio la propria banca davanti al Tribunale di Torino, per sentir accertare e dichiarare la responsabilità dell’istituto a titolo di contrattuale ed extracontrattuale per avere la medesima autorizzato una serie di operazioni su conti correnti intestati all’attrice alle quali la stessa non avrebbe dato né direttamente né indirettamente, tramite procura ad operare sui propri conti, alcun consenso.

In particolare, la signora deduceva di aver acceso un conto corrente bancario (cd. Conto Famiglia) presso la sede della banca e di avere conferito delega ad operare su detto conto esclusivamente ai propri genitori e di aver poi appreso dell’avvenuta apertura di altri due conti, Conto Pegno e Conto Valuta, a sé medesima intestati, accesi da parte del marito e dell’avvenuta sottrazione di somme transitate su detti conti e poi trasferite dal coniuge su un proprio conto svizzero.

Assumeva di non aver mai conferito al marito alcuna delega ad operare sul conto da essa acceso, che gli altri due conti dovessero ritenersi nulli perché mancanti della forma scritta, che la banca non avesse trasmesso gli estratti conto all’indirizzo da lei indicato e che, conseguentemente, la banca, accertata la natura lesiva ed antigiuridica del comportamento da essa tenuto, dovesse essere condannata al danno patrimoniale emergente, al danno patrimoniale da lucro cessante, al danno morale soggettivo ed al danno esistenziale.

Il giudizio approdava però a risultati accertativi, almeno in parte, diversi.

Contrariamente a quanto sostenuto da parte attrice, tanto in primo quanto in secondo grado veniva provata la volontà della cliente di conferire procura ad operare sul Conto Famiglia anche al marito, a prescindere dall’esistenza di una delega scritta, che, comunque, nella circostanza, era stata resa.

Invero, la Corte Territoriale riteneva di attribuire rilievo alla esistenza della delega conferita dalla correntista al marito nonostante il modulo della delega presentasse alcune significative irregolarità, tra le quali, l’inserimento successivo del nominativo del delegato, sia nella delega, sia nello specimen, rispetto alla data di apertura del conto corrente comprovato anche dal caricamento, al terminale della banca, della delega conferita, avvenuto una settimana più tardi.

La Suprema Corte ha mostrato di condividere la decisione della Corte d’Appello, confermando che il riempimento in più tempi del modulo di delega non comporti, in sé, l’esistenza di irregolarità inficianti la validità della delega stessa,

Se mai, rilevante ed assorbente è stato ritenuto il consenso dell’attrice al conferimento della delega, desumibile, come si è detto, a) dalla mancata contestazione degli estratti conto trimestrali, dai quali risulta de piano l’operatività di marito sul Conto Famiglia; b) dalle operazioni su c/c disposte dall’attrice o da suoi familiari, e dalle dichiarazioni dell’attrice che presuppongono il conferimento a marito della procura ad operare sul conto corrente; c) dall’utilizzo promiscuo dei carnet di assegni da parte della moglie e di marito nonché dalla dichiarazione di revoca della delega a marito senza alcuna riserva o contestazione circa l’inesistenza del potere di rappresentanza per il periodo anteriore dal 31/12/2002 al 10/7/2007.

La Corte ha accolto invece le censure dell’attrice sulla illegittima gestione del Conto Pegno e Valuta, in quanto la sentenza d’appello si era limitata a disporre l’obbligo della banca di provvedere alla restituzione della somma di euro 50.000 di cui il marito/delegato si era appropriato ma non si era affatto pronunciata sulla domanda risarcitoria, con conseguente cassazione della sentenza, in parte qua, in relazione al vizio denunciato e rinvio della causa per nuovo esame.

 

Cass., Sez. III., 21 novembre 2019, n.30313

Giorgio Zurru – g.zurru@lascalaw.com

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