Crisi e procedure concorsuali

Decreto Sviluppo: quali implicazioni per il sistema bancario?

Cari Lettori,

lo scorso 23 novembre, presso il Banco di Desio e della Brianza si è svolto un interessantissimo convegno avente ad oggetto le implicazioni che il Decreto Sviluppo ha concretamente per le banche.

Al Convegno hanno partecipato, in qualità di relatori, il Dott. Rolfi, magistrato presso il Tribunale di Monza, il Dott. Nardecchia, magistrato presso il  Tribunale di Como, e la Dott.ssa Pierobon, dell’Ufficio Contenzioso del Banco, come moderatrice.

Come Vi dicevo l’incontro ha avuto come obiettivo non tanto, o non solo, quello di ripercorrere le principali novità introdotte dal decreto Sviluppo sul fronte fallimentare, quanto quello di discutere insieme i casi concreti che, giornalmente, sono sulla scrivania degli operatori bancari.

Innanzitutto, si è sottolineato come, a seguito della riforma, venga chiesto alle banche di mutare radicalmente il proprio atteggiamento nei confronti dell’imprenditore in stato di difficoltà: si passa da un atteggiamento attivo e  “coercitivo” in capo al creditore  ad un atteggiamento maggiormente collaborativo di questo a cui viene chiesto, addirittura, di sostenere con i vari tipi di finanziamenti prededucibili l’imprenditore in crisi.

Con particolare riguardo alla figura del concordato preventivo, su cui si è concentrata l’attenzione dei relatori, i temi su cui si è maggiormente dibattuto hanno riguardato:

– la revoca degli affidamenti con successiva messa in mora e gli effetti di questa sul debitore principale e i garanti;

– la sorte dei contratti pendenti, con particolare riguardo ai leasing;

– la sorte dei pignoramenti iscritti in epoca anteriore al deposito della domanda di concordato (anche in bianco);

– la sorte delle ipoteche iscritte, e non consolidate, prima del deposito della domanda di cui sopra;

– la segnalazione in Centrale Rischi nel caso di deposito di una domanda di concordato in bianco, di una domanda di concordato in continuità e nell’ipotesi di finanziamenti prededucibili.

Si tratta, evidentemente, di temi decisamente scottanti sui quali i giudici di merito saranno chiamati a pronunciarsi nei prossimi mesi.

Certamente l’incontro è stato utile per condividere con i Magistrati le prime riflessioni su questi temi.

Con ordine:

– per quanto riguarda il tema dei pignoramenti e delle ipoteche la conclusioni a cui si è giunti, e alla quale mi sento di aderire, è che questi non diventano automaticamente inefficaci con il deposito della domanda di concordato (qualunque essa sia), ma solo nel momento in cui il Tribunale dispone l’ammissione alla procedura concordataria. Ove questa ammissione non vi sia, restano salvi gli effetti del pignoramento o dell’ipoteca (su questo punto vi sarebbe da affrontare tutta la tematica derivante dagli effetti del successivo fallimento ma, poiché la dichiarazione di fallimento non è più una conseguenza automatica della mancata ammissione alla procedura minore, rinvio ad altra sede tale approfondimento);

–  con riguardo ai contratti pendenti, si è posto il tema della applicabilità di tale disciplina a tutti i tipi di concordato, compreso il concordato in bianco. Sul punto pare vi sia tuttora contrasto dottrinale tra chi ritiene che la disciplina si applichi anche all’ipotesi del concordato in bianco e chi, invece, nega tale possibilità in considerazione del fatto che l’art. 169 bis l.f. richiamerebbe genericamente l’art. 161 l.f. e non espressamente anche il concordato in bianco.

Con riguardo ai tempi con i quali  il debitore può chiedere di essere autorizzato a sciogliersi dai contratti in corso si ritiene che tale richiesta possa essere svolta anche successivamente al deposito del ricorso.

Ci si è, poi chiesti in che momento scattano gli effetti del provvedimento con cui il Tribunale dispone, o meno, lo scioglimento del contratto: se, infatti, si aderisce alla tesi per la quale gli effetti si determinano immediatamente, a prescindere dall’ammissione, poi, alla procedura concordataria, si rischiano effetti distorsivi nel caso in cui – depositata la domanda di concordato in bianco e l’istanza per lo scioglimento dei contratti in corso – si opti poi per l’accordo di ristrutturazione dei debiti ai sensi dell’art. 182 bis l.f.

Che tipo di tutela ha il contraente in bonis per la determinazione dell’indennizzo? l’azione ordinaria. Invero, su questo punto, il dott. Rolfi del Tribunale di Monza è stato decisamente pragmatico: a suo avviso sarà fondamentale il dialogo con il contraente non inadempiente.

Con riguardo ai leasing, laddove l’imprenditore voglia proseguire l’attività, sarà necessario distinguere tra: – le rate già scadute; – le rate in scadenza successivamente al deposito della domanda. Solo quelle scadute dopo dovranno essere pagate integralmente, quelle precedenti dovrebbero subire la falcidia concordataria. Diverso è, invece, il caso in cui si opti per lo scioglimento con conseguente applicazione dell’art. 169 l.f.

–  Con riguardo al complesso tema relativo alle segnalazioni in Centrale Rischi, ci si è chiesti, innanzitutto, in che modo dovranno essere segnalati gli affidamenti fatti in corso di procedura: dovrà essere, come si è sostenuto da alcuni, utilizzata la colonna “crediti a procedure concorsuali”, ancorchè le Istruzioni di Bankitalia facciano riferimento ai finanziamenti concessi ad organi della procedura? E i finanziamenti in corso come devono essere segnalati nel caso in cui il concordato sia in continuità? E se viene depositata una domanda di concordato in bianco? Secondo il Dott. Rolfi non dovrebbe scattare la segnalazione a sofferenza ma al più nella categoria degli incagliati o dei ristrutturati. Ma sul punto, ad onor del vero, i Magistrati hanno anche precisato che, non essendo operatori bancari, non avevano, naturalmente, le competenze tecniche per poter essere più precisi.

– Vi è poi tutto il tema legato alla costituzione in mora nel caso in cui questa non sia stata fatta in epoca anteriore al deposito della domanda concordataria. Su questo tema pare opportuno, innanzitutto, fare una distinzione tra i vari tipi di contratti che possono essere ancora in corso con il soggetto che deposita la domanda di concordato. Infatti la disciplina relativa ai contratti pendenti trova applicazione solo……. ai contratti pendenti. Mi scuso per il gioco di parole ma la prima riflessione che di deve fare è questa. Infatti nel caso in cui si sia in presenza di un finanziamento (chirografario o fondiario che sia) non si applicherà tale disciplina atteso che la banca ha già esaurito la propria prestazione: di talchè sia l’imprenditore che i garanti potranno essere costituiti in mora. Diverso è il caso, per esempio, di un rapporto di conto corrente assistito da un affidamento: in questo caso, infatti, si è in presenza di un contratto non ancora esaurito o concluso. Come posso agire nei confronti dei garanti visto che non posso costituire in mora la società? La questione, nel corso del Convegno, ha dato luogo a un vivace dibattito. Pare che la soluzione più plausibile sia quella di applicare le norme presenti normalmente nelle fideiussione bancarie che consentono di equipararle a garanzia a prima richiesta con conseguente irrilevanza delle sorti del contratto principale. Sul tema i Giudici , pur ritenendola plausibile come ipotesi, non si sono sbilanciati: bisognerà attendere le prime pronunce.

(Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com)

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