Vigilanza

Decreto Sviluppo: chiarimenti di Banca d’Italia sull’evoluzione della disciplina in materia di approvazione dei regolamenti dei fondi riservati e speculativi

Banca d’Italia ha fornito chiarimenti circa le conseguenti derivanti dalla modifica all’art. 37, comma 2, lett. b-bis, del TUF ad opera dell’art. 32, comma 1, del D.L. 78/2010, così come modificato dall’art. 8, comma 9, del D.L. 70/2011 (decreto sviluppo).

Secondo quanto espressamente precisato dall’Autorità di Vigilanza l’art. 37, comma 2, lett. b-bis, del TUF deve ritenersi immediatamente applicabile nella sua attuale formulazione a partire dallo scorso 14 maggio 2011.

Ne deriva che:

– i regolamenti di gestione dei fondi riservati e speculativi e le relative modifiche non sono più soggetti a preventiva approvazione e, quanto al loro contenuto, non devono più essere conformi ai criteri e contenuti minimi stabiliti da Banca d’Italia, essendo sufficiente che rispettino le previsioni di cui all’art. 39, commi 1 e 2, del TUF;

le operazioni di fusione riguardanti tali fondi non sono più subordinate all’approvazione da parte di Banca d’Italia né, più in generale, alla procedura di fusione di cui al Regolamento del 14 aprile 2005.

In conseguenza di ciò, le SGR continuano a trasmettere a Banca d’Italia:

entro 10 giorni dalla approvazione o dalla relativa modifica il testo in formato cartaceo ed elettronico del regolamento e la delibera dell’organo amministrativo. Nel caso di fondi che prevedono politiche di investimento significativamente diverse da quelle di altri fondi operativi della SGR, la delibera deve attestare l’adeguatezza del sistema organizzativo e dei controlli interni. Dalla medesima delibera deve anche risultare che la SGR ha accertato che la banca depositaria è abilitata dalla Baca d’Italia ad assumere l’incarico;

– le informazioni anagrafiche relative al nuovo fondo e quelle relative alla data di avvio dell’operatività del fondo.

La Comunicazione specifica altresì che ai fondi riservati e speculativi continuano ad applicarsi le regole in materia di attività di investimento di cui al Regolamento del 14 aprile 2005.

Banca d’Italia conclude rammentando la modifica alla definizione di fondo comune di investimento ad opera del D.L. 78/2010, che ha introdotto il concetto di autonomia della SGR dai partecipanti, senza che questi ultimi possano influenzare la gestione operativa del fondo, e richiamando le SGR a conformarsi a tali principi nella definizione dei rapporti con i partecipanti.

(Sabrina Galmarini – s.galmarini@lascalaw.com)

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