Crisi e procedure concorsuali

Decreto Sviluppo bis: le modifiche alla legge fallimentare

E’ stato finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge Sviluppo-bis, approvato dal Consiglio dei Ministri il 4 ottobre ma poi rimasto nei cassetti del Governo per ancora due settimane a causa di successive riscritture e rimaneggiamenti, soprattutto tra Ministero dell’Economia e altri dicasteri. Il provvedimento “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” è ora ufficialmente il decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179,  pubblicato sulla Gazzetta n. 245 del 19 ottobre 2012, supplemento ordinario n. 194.

Salve le modifiche che potrebbero essere apportate in sede di conversione in legge, si segnalano ai lettori di Iusletter  gli interventi volti a favorire e velocizzare le comunicazioni nelle procedure concorsuali e a contenere conseguentemente i costi riguardanti la gestione di dette procedure ricorrendo alla tecnologia telematica.

In sintesi è prevista:

1)      la notifica telematica del ricorso per la dichiarazione di fallimento;

2)      l’obbligo per il Curatore (e per gli organi delle altre procedure concorsuali) di effettuare le comunicazioni per via telematica e correlativo obbligo dei creditori di indicare al curatore il proprio indirizzo di posta elettronica certificata (PEC);

3)      l’obbligo per i creditori (e per i titolari di diritti su beni) di presentare la domanda di insinuazione al passivo per via telematica.

Con riguardo al primo punto, nella relazione illustrativa del decreto, si dà atto del fatto che la notifica del ricorso prefallimentare richiede spesso tempi lunghi, incompatibili con le esigenze di celerità del procedimento. Ciò si verifica quando, presso la sede legale, non vi è più alcun soggetto  abilitato a ricevere l’atto, ma anche quando la notifica è eseguita a mezzo del servizio postale, con conseguente necessità di attendere la ricezione dell’avviso di ricevimento. Inoltre spesso non è reperibile neanche il legale rappresentante sicché è frequente la necessità di disporre un differimento dell’udienza prefallimentare.

Si propone pertanto di introdurre la notifica a mezzo posta elettronica certificata, secondo uno schema già previsto dall’art. 149bis c.p.c. per l’atto introduttivo del giudizio. La circostanza per la quale, nei giudizi prefallimentari, l’atto sia già nella disponibilità della cancelleria permette di porre tale onere a carico del cancelliere, come già avviene in alcuni procedimenti di opposizione a sanzione amministrativa (art. 23, comma 2, L. n. 689/1981; ora art. 6, comma 8, del D.Lgs. n. 150/2011).

Questa modalità di notifica si applicherà a tutti gli imprenditori – debitori (sia individuali che societari) perché per i primi l’obbligo di munirsi della PEC è introdotto in altro articolo del medesimo decreto legge (c.d. Agenda Digitale) e per i secondi è già effettivamente in vigore, in forza dell’art. 16, comma 6, del D.L. n. 185/2008, sin dal novembre 2011. Quindi il ricorso ed il decreto di convocazione sono notificati, a cura della cancelleria, all’indirizzo di posta elettronica certificata del debitore che risulti dal registro delle imprese.

Se non risulta possibile la notificazione per via telematica, ovvero essa non abbia esito positivo, è previsto che la notifica del ricorso e del decreto sia eseguita di persona a norma dell’art. 107 del D.P.R. n. 1229/1959, escludendo così il possibile ricorso alla notificazione a mezzo posta.

Ove neppure tali modalità possano essere attuate, la notifica si perfeziona con il deposito dell’atto nella casa comunale della sede dell’impresa risultante dal registro delle imprese.

L’art. 15 della legge fallimentare è integrato con la previsione di un termine di 45 giorni, dal deposito del ricorso, entro il quale va fissata l’udienza per la comparizione del debitore.

Il Tribunale è di fatto esonerato dall’adempimento di ulteriori formalità quando la situazione di irreperibilità deve imputarsi all’imprenditore medesimo (così recependo l’insegnamento della Suprema Corte che, nella vigenza delle norme del codice di procedura civile, ha affermato che “il tribunale, anche dopo la modifica dell’art. 111 Cost. ed ai fini del rispetto del contraddittorio, resta esonerato dall’adempimento di ulteriori formalità, ancorchè normalmente previste dal codice di rito, allorquando la situazione di oggettiva irreperibilità dell’imprenditore debba imputarsi a sua stessa negligenza ed a condotta non conforme agli obblighi di correttezza di un operatore economico” (Cass. 7 gennaio 2008, n. 32).

Viene poi introdotto, nella legge fallimentare, l’art. 31bis relativo alle comunicazioni del Curatore, che impone allo stesso di effettuare tutte le comunicazioni ai creditori ed ai titolari dei diritti sui beni all’indirizzo di posta elettronica certificata, che gli stessi soggetti sono obbligati ad indicare.

L’art. 33 della legge fallimentare è stato modificato con l’introduzione dell’obbligo per il curatore di comunicare la relazione ai creditori, tramite PEC.

La lettera e) dell’art. 35 modifica l’art. 93 della legge fallimentare concerne la domanda di ammissione al passivo ed introduce l’obbligo di presentare detta domanda in via telematica, inoltrandola direttamente al curatore.

La tempestività del deposito è dimostrata dal sistema di gestione della posta elettronica certificata.

Il riferimento all’art. 22 comma 3 D.Lgs. 82/2005 consente a qualunque creditore di formare una domanda di ammissione al passivo (anche tardiva) su supporto cartaceo, sottoscriverla in maniera tradizionale e poi spedirla autonomamente (se munito di un indirizzo di posta elettronica certificata) o affidarla per l’inoltro ad un qualsiasi soggetto che sia dotato della PEC. In altri termini l’art. 22, comma 3, D.Lgs. 82/2005 prevede una modalità di formazione del documento digitale in tutto assimilabile al telefax, perché consente di trasformare in formato digitale un documento che è nato in forma analogica, e, quindi, di individuarlo telematicamente.

Del pari, devono essere oggetto di comunicazione digitale:

–          il progetto di stato passivo;

–          la comunicazione ai sensi dell’art. 97 l.f.

–          la comunicazione di cui all’art. 102, terzo comma, l.f. relativa alle previsioni di insufficiente realizzo;

–          il progetto di riparto;

–          le osservazioni al rendiconto;

–          la proposta di concordato di cui all’art. 125 l.f. e la relativa approvazione;

–          l’inventario e la relazione sulle cause del dissesto previsto dall’art. 172 l.f..

Attendiamo ora la legge di conversione nel termine del 18 dicembre: sarà nostra cura aggiornare i Lettori su eventuali modifiche.

(Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com)

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