L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

Decreto Riaperture e luoghi di lavoro

Il 17 marzo 2022 è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il nuovo decreto-legge contenente le disposizioni per il superamento delle misure di contrasto alla diffusione dell’epidemia da Covid-19.

Il testo definitivo del decreto non è stato ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale; tuttavia, possiamo desumere le principali novità dalla bozza in circolazione, nonché dal comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 67 pubblicato sul sito del Governo.

Per quanto riguarda il mondo del lavoro, in particolare, la misura più importante riguarda certamente l’impego delle certificazioni verdi.

Più precisamente, fermi restando gli obblighi vaccinali a carico dei soggetti indicati dalla legge, dal 1° aprile dovrebbe essere possibile per tutti, compresi gli over 50, accedere ai luoghi di lavoro con il green pass base, ossia quello ottenibile tramite vaccinazione, guarigione da Covid-19 oppure da tampone negativo.

I lavoratori sprovvisti di green pass dovrebbero continuare ed essere considerati assenti ingiustificati fino alla presentazione della predetta certificazione e, comunque, non oltre il 30 aprile 2022, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro.

Sempre fino al 30 aprile 2022:

  • dovrebbe permanere l’obbligo del green pass base per l’accesso alle mense e al catering continuativo su base contrattuale;
  • qualora non sia possibile mantenere la distanza di 1 metro, le mascherine chirurgiche dovrebbero continuare ad essere considerate dispositivi di protezione individuale (DPI).

Relativamente alle norme legate al perdurare dello stato di emergenza (che cesserà il 31 marzo p.v.), si evidenzia che dovrebbero essere prorogati sino al 30 giugno 2022:

  • la possibilità di ricorrere al lavoro agile semplificato, ossia quello che ne consente il ricorso anche in assenza degli accordi individuali con i dipendenti
  • lo svolgimento, di norma, in modalità agile della prestazione lavorativa resa di soggetti fragili, anche attraverso l’adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento.

Infine, per completezza, si rileva che nulla è stato stabilito in merito all’applicazione del “Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro”.

Al riguardo, si ritiene che le aziende, fino a che permarrà il rischio di contagio da Covid-19, debbano continuare ad applicare il Protocollo a tutela dei lavoratori e delle attività imprenditoriali.

Infatti, l’art. 29 bis del D.L. 23/2020 (disposizione non legata alla cessazione dello stato di emergenza) prevede che i datori di lavoro pubblici e privati adempiono all’obbligo di cui all’articolo 2087 del codice civile mediante l’applicazione delle prescrizioni contenute nel protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del COVID-19 negli ambienti di lavoro, sottoscritto il 24 aprile 2020 tra il Governo e le parti sociali, e successive modificazioni e integrazioni.

In conclusione, nonostante il venir meno dello stato di emergenza, il Governo ha deciso di eliminare gradualmente le misure adottate negli ultimi due anni.

Rachele Spadafora – r.spadafora@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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