Ipoteca: tutto è immobile finché l’immobile rimane…immobile

Decreto Liquidità e L. n. 3 del 2012: un appuntamento mancato

Come noto, il D.L. n. 23 del 2020 ha dedicato diversi articoli alla giustizia concorsuale.

L’art. 5 prevede il differimento dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 14 del 2019 al 1° settembre 2021, fermo restando quanto previsto all’art. 389, comma 2, del medesimo D.Lgs. n. 14 del 2019, ossia la già avvenuta entrata in vigore degli artt. 27, comma 1, 350, 356, 357, 359, 363, 364, 366, 375, 377, 378, 379, 385, 386, 387 e 388.

L’art. 9 prevede una serie di interventi rivolti ai tentativi di soluzione della crisi di impresa alternativa al fallimento (più in particolare, procedure di concordato preventivo e accordi di ristrutturazione), promossi in epoca anteriore al palesarsi dell’emergenza epidemiologica.

Allo scopo di scongiurare che procedure aventi concrete possibilità di successo possano risultare irrimediabilmente compromesse a causa dello scoppio della crisi epidemica, la norma prevede in sintesi:

1) la proroga dei termini di adempimento di concordati preventivi e accordi di ristrutturazione già omologati al momento dell’emergenza epidemiologica;

2) in relazione a procedimenti di omologa ancora pendenti al 23 febbraio 2020, la possibilità per il debitore di ottenere dal Tribunale un nuovo termine per elaborare ex novo una proposta di concordato o un accordo di ristrutturazione;

3) sempre in relazione a procedimenti di omologa ancora pendenti al 23 febbraio 2020, la possibilità per il debitore di modificare unilateralmente i termini di adempimento originariamente prospettati nella proposta o nell’accordo;

4) l’introduzione di un nuovo termine, sino a novanta giorni, di cui si può avvalere il debitore cui sia stato concesso, alternativamente, termine ai sensi dell’art. 161, comma 6, l.f. (c.d. concordato in bianco) o termine ai sensi dell’art. 182 bis, comma 7, l.f..

Infine, l’art. 10 prevede una generale improcedibilità di tutti i ricorsi ex artt. 15 e 195 l.f. depositati tra il 9 marzo 2020 ed il 30 giugno 2020, fatta eccezione per le richieste presentate dal p.m. quando sia fatta contestuale domanda di emissione dei provvedimenti di cui all’art. 15, comma 8, l.f..

Ebbene, al netto della previsione del differimento dell’entrata in vigore del Codice della Crisi e dell’Insolvenza (che disciplina anche le nuove procedure da sovraindebitamento), il Decreto Liquidità non dedica alcuna norma specifica alla gestione dei procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento.

E ciò nonostante si fosse già manifestata l’opportunità di interrogarsi in merito agli effetti che la sospensione dei termini processuali di cui al D.L. n. 18 del 2020 (sospensione prorogata all’11 maggio 2020 dal D.L. n. 23 del 2020) e, più in generale, l’attuale contesto emergenziale producono sulle procedure da sovraindebitamento pendenti e, più precisamente, sui piani del consumatore ex art. 12 bis L. n. 3/2012 e sugli accordi di composizione della crisi ex art. 12 della stessa legge.

Come già illustrato nel nostro articolo Covid 19 – quando il sovraindebitato non può adempiere al piano dello scorso 8 aprile, nella consapevolezza che le ricadute economiche legate alla situazione di emergenza epidemiologica e alla sospensione delle attività lavorative e di impresa avrebbero potuto pregiudicare il puntuale adempimento degli obblighi assunti dal debitore nel piano o nell’accordo (anche già omologati), il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti aveva, infatti, diffuso, proprio alle soglie della pubblicazione del Decreto Liquidità, delle soluzioni interpretative volte non solo a richiedere al giudice la sospensione dell’esecuzione dei piani o degli accordi omologati, ma anche ad accordare al debitore la possibilità di modificare gli stessi (in punto di tempistiche di adempimento ovvero anche di modalità di esecuzione), anche successivamente all’omologazione.

Ciò sulla base di quanto previsto dall’art. 13, comma 4 ter L. n. 3 del 2020, dettato per le ipotesi in cui l’esecuzione di un piano del consumatore o di un accordo di composizione della crisi divenga impossibile per cause non imputabili al debitore e che accorda a quest’ultimo, in tali casi, la possibilità di modificare la proposta su cui si fonda il piano o l’accordo.

E senza dimenticare la necessità di addivenire ad una semplificazione dell’intera procedura, sia ai fini delle citate modifiche che, più in generale, per rendere più efficiente uno strumento che, nei prossimi mesi, potrebbe essere di aiuto a moltissimi piccoli imprenditori.

I medesimi propositi erano stati condivisi anche da una pronuncia del Tribunale di Napoli del 3 aprile 2020 che, omologando un piano del consumatore, aveva accolto l’istanza di differimento delle tempistiche di adempimento, ritenendo l’art. 91 D.L. n. 23 del 2020 quale norma di carattere generale per l’interpretazione delle conseguenze dell’attuazione delle misure di contenimento dovute al COVID-19 e, quindi, anche strumento nelle mani del giudice per valutare un’istanza di differimento del termine da cui iniziare a far decorrere l’adempimento delle obbligazioni assunte con un piano del consumatore.

Non resta che attendere ancora, per vedere se le soluzioni interpretative ed operative dei professionisti e della giurisprudenza dovranno continuare a supplire alla lacuna normativa ovvero se, invece, venga avvertita la necessità di intervenire in via legislativa sulla disciplina relativa ai procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento.

A tal proposito il D.L. n. 23/2020 rappresenta allo stato un vero e proprio appuntamento mancato, tanto più se si considera che il Decreto Liquidità si è effettivamente occupato – quanto meno con riferimento alle procedure di concordato preventivo e agli accordi di ristrutturazione – di scongiurare che le ricadute economiche legate alla situazione di emergenza epidemiologica possano pregiudicare il puntuale adempimento degli obblighi assunti dai debitori.

Roberta Maria Pagani – r.pagani@lascalaw.com

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