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Decreto Liquidità: il finanziamento della banca non è automatico

Secondo una recente ordinanza del Tribunale di Monza, relativa ad un procedimento d’urgenza seguito dal nostro studio per conto di un istituto di credito, in caso di richiesta di finanziamento con garanzia statale da parte dell’impresa, la banca non è obbligata a concedere la nuova linea di credito.

Più precisamente, secondo il Tribunale di Monza «non può essere imposta, per via sussidiaria, con ordine giudiziario, l’erogazione del finanziamento, non essendo derogata la libertà negoziale, né essendo sindacabili le ragioni che abbiano indotto la parte ad astenersi dal contrarre».

Come si legge nella decisione in commento, il nuovo strumento delineato dall’art. 13 lett. m) del Decreto Legge n. 23/2020 (c.d. Decreto Liquidità), predisposto dal legislatore a beneficio delle imprese colpite dalla pandemia, si caratterizza quale forma di sostegno all’impresa, da realizzare mediante erogazione di danaro posta a carico della banca, a titolo di finanziamento (non già di elargizione), assistita dalla concessione di una garanzia gratuita da parte del Fondo di garanzia per le PMI di cui alla Legge n. 662/1996 in favore del finanziatore.

In sostanza, al processo di erogazione del credito, demandato alla banca finanziatrice, è associato il rilascio di una garanzia pubblica a copertura del debito, con funzione di stimolo e facilitazione indiretta alla concessione del credito, posto che, grazie alla garanzia statale, possono rendersi non necessarie altre garanzie aggiuntive a carico dei beneficiari (come, ad esempio, le fideiussioni).

L’operatività automatica della garanzia pubblica non vuol dire, però, automaticità del finanziamento; inoltre, il fatto che la banca possa procedere all’erogazione senza attendere l’accoglimento della domanda da parte del Fondo, mediante un’istruttoria semplificata, non vuol dire che la medesima sia esonerata dal compiere un’analisi preliminare sul merito creditizio dell’impresa e, prima ancora, sulla sussistenza dei presupposti legittimanti l’erogazione finanziaria.

In definitiva, argomenta il Tribunale, la nuova disciplina si limita a delineare alcuni passaggi del procedimento di erogazione del credito ed a prevedere il rilascio della garanzia pubblica in modo da agevolare l’accesso al finanziamento, ma non prevede che la banca sia obbligata a concludere il contratto di finanziamento.

Se avesse voluto porre l’istituto di credito in stato di soggezione rispetto alla richiesta di finanziamento, il legislatore lo avrebbe detto esplicitamente, come accaduto per la richiesta di moratoria prevista dal Decreto Legge n. 18/2020 (c.d. Decreto Cura Italia).

Nel caso preso in esame il Tribunale, quindi, ha rigettato il ricorso ex art. 700 del codice di procedura civile presentato dall’impresa, sia in primo grado che in fase di reclamo.

Trib. Monza, Ord., 4 marzo 2021

Riccardo Cammarata – r.cammarata@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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