Decreto liquidità e Codice della Crisi: tra rinvii e dubbi per il futuro

Il Decreto Liquidità (D.L. n. 23 dell’8 aprile 2020 pubblicato sulla G.U. n. 94 in pari data) “recante disposizioni urgenti per il sostegno alla liquidità delle imprese e all’esportazione” interviene, in vario modo, sulla disciplina delle procedure concorsuali, in primis,  rinviando la data di entrata in vigore del Codice della Crisi.

L’art. 5 del Decreto, rubricato per l’appunto “differimento dell’entrata in vigore del Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza di cui al D.Lgs. n. 14//2019” prevede che “all’art. 389 del D.Lgs. 12 gennaio 2019 n. 14, il comma 1, è sostituito dal seguente: 1. Il presente decreto entra in vigore il 1 settembre 2021, salvo quanto previsto al comma 2”.

Per chiarezza, Vi rammento che l’art. 389 del Codice della crisi, rubricato “entrata in vigore” prevedeva, all’art. 1, l’entrata in vigore dello stesso decorsi 18 mesi dalla data della pubblicazione del decreto in G.U. (avvenuta il 14 febbraio 2019).

Il secondo comma, che resta salvo, prevede invece che “gli articoli 27, comma 1, 350, 356,357,359, 363, 364, 366, 375, 377, 378, 379, 385,386, 387 e 388 entrano in vigore il trentesimo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del presente decreto”.

Restano quindi ferme tutte le norme con le quali si è intervenuti sulle disposizioni del Codice Civile, già entrate in vigore il 16 marzo 2019.

Con un pizzico di leggerezza – mi sia consentita in un momento così delicato – Vi segnalo che il 1 settembre 2021 è….un mercoledì e siamo così usciti dall’incubo  dell’entrata in vigore del Codice già prevista per sabato 15 agosto 2020.

Ancora con riguardo alle date, Vi ricordo che il differimento previsto dal Decreto Liquidità si unisce a quello già previsto con il quale era stata differita al 15 febbraio 2021 la data di entrata in vigore delle misure di allerta volte a provocare l’emersione anticipata della crisi delle imprese.

In un primo tempo, come ricorderete, la bozza di decreto correttivo al Codice della Crisi, approvato dal Consiglio dei Ministri il 13 febbraio 2020, aveva previsto, all’art. 41, che gli obblighi di segnalazione provenienti dall’organo di controllo societario o dal revisore (c.d. segnalazioni interne) nonché dai creditori pubblici qualificati (c.d. segnalazioni esterne) operassero dal 15 febbraio 2021 limitatamente alle imprese che, negli ultimi due esercizi, non avessero superato alcuno dei seguenti limiti:

  • attivo patrimoniale o ricavi superiori ai 4 milioni
  • dipendenti impiegati nell’esercizio in misura maggiore di 20 unità.

In seguito, tuttavia, alla situazione di emergenza nazionale determinata dal Covid – 19, il Decreto Legge n. 9/2020 (“Misure urgenti per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”) ha  stabilito all’art. 11 che “l’obbligo di segnalazione di cui agli artt. 14, comma 2, e 15 del Codice della Crisi opera a decorrere dal 15 febbraio 2021”, senza limiti di sorta.

Vi segnalo, infine, che la bozza del Decreto Correttivo al Codice della Crisi, approvata, come dicevo sopra dal Consiglio dei Ministri il 13 febbraio 2020, non ha completato il proprio iter normativo di approvazione. Ancora oggi, effettuata una verifica sul sito del Senato e della Camera dei Deputati, non ho rinvenuto alcun parere espresso in merito allo schema di decreto. Si tratta di un passaggio obbligatorio, ancorchè non vincolante, nel procedimento per l’entrata in vigore dello stesso evidentemente rinviato a causa dell’emergenza epidemiologica in corso.

Quale la ratio di tale slittamento?

La ratio è ampia e allo stesso tempo di immediato rilievo: da una parte vi è l’opportunità o addirittura la necessità di non mettere gli operatori davanti a novità giuridiche assolute in una fase di sofferenza economica e dall’altra la necessità di evitare che il Codice in un momento di crisi di disponibilità delle risorse per ristrutturazioni significative possa mancare il suo obiettivo.

E’ poi evidente che, data la situazione di crisi mondiale che si è determinata in queste ultime settimane (che pesano come anni….), gli indicatori della crisi  non avrebbero potuto svolgere alcun concreto ruolo selettivo, pregiudicando anzi la propria prima ed essenziale finalità, quella di intercettare tempestivamente lo stato di crisi e intervenire prima che tale situazione si trasformi in insolvenza irreversibile, al fine di salvaguardare la continuità aziendale.

Il Decreto Liquidità ha quindi preso atto che l’imminente entrata in vigore del Codice della crisi non avrebbe reso possibile la piena applicazione della riforma, che presuppne un quadro economico stabile, caratterizzato da oscillazioni fisiologiche. In una situazione come quella attuale gli indicatori già individuati per l’emersione della crisi non sarebbero in grado di svolgere un ruolo selettivo, finendo per mancare quello che è il proprio obiettivo.

Resta una domanda alla quale solo il tempo potrà dare risposte: il  prossimo anno avremo come riferimento bilanci che risentiranno ancora fortemente della crisi. Vi saranno già i presupposti per attivare correttamente le procedure di allerta?

A presto,

Luciana Cipolla

Consulta il testo integrale del decreto legge 8 aprile 2020, n. 23

Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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