L’inerzia dell’aggiudicatario paga!

Decreto ingiuntivo esecutivo? Attento a come precetti!

Con l’ordinanza n. 31226/2019 la Suprema Corte ha ribadito il principio per cui nell’espropriazione forzata promossa in forza di decreto ingiuntivo, il precetto deve contenere l’indicazione delle parti, della data di notifica dello stesso, nonché del provvedimento che ha disposto l’esecutorietà e l’apposizione della formula esecutiva in quanto la completa identificazione del titolo ne sostituisce la notifica, in forza dell’art. 654 c.p.c.

La Corte ha dunque ricordato che nell’assenza di tali indicazioni il precetto è viziato ex art. 480 c.p.c., producendosi una nullità equivalente a quella che colpisce il precetto non preceduto dalla notifica del titolo esecutivo, non suscettibile di sanatoria per raggiungimento dello scopo con la mera proposizione dell’opposizione agli atti esecutivi.

Nel caso in esame, la ricorrente ha impugnato la sentenza del Tribunale di Palmi che dichiarava la nullità del precetto opposto con condanna della ricorrente a rifondere le spese di lite in favore della parte opponente.

In estrema sintesi, il Tribunale, qualificando come opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. la domanda dell’opponente, in quanto relativa al difetto di notifica del titolo esecutivo, sanciva la nullità del precetto opposto sia per mancata notifica del titolo esecutivo che per mancata indicazione della data di tale notifica.

La ricorrente ha contestato la violazione degli artt. 112 e 617 c.p.c. in quanto il Tribunale ha accolto l’opposizione per un motivo diverso da quello prospettato dall’opponente (la mancata indicazione sia della data di apposizione della formula esecutiva sul titolo sia della mancata notifica di questo, in luogo delle contestazioni proposte circa la mancata indicazione degli estremi del titolo esecutivo e della relativa notifica) e inoltre avrebbe erroneamente accolto un’opposizione agli atti esecutivi inammissibile, non sussistendo il primo atto esecutivo da cui far decorrere il termine di venti giorni indicato dalla legge.

La Corte ha rigettato interamente il ricorso, condividendo la decisione impugnata in quanto preliminarmente l’opposizione relativa alla regolarità formale del precetto è da ricondursi al secondo comma dell’art. 617 c.p.c., avendo ad oggetto il controllo dello svolgimento del processo esecutivo e non essendo ancora iniziata l’esecuzione.

Inoltre, secondo la Suprema Corte il Tribunale, pur nella controversa richiesta di cessazione della materia del contendere richiesta dall’opposta, rigettata poiché non è stata provata la convergenza delle parti sull’asserito sopravvenuto mutamento della situazione sostanziale, ha correttamente dichiarato la nullità del precetto, sulla base dell’argomentazione sopra evidenziata, in quanto l’inosservanza delle forme prescritte dalle legge impone al giudice di dichiarare la nullità dell’atto, salvi i requisiti per la sanatoria ex art. 156 c.p.c. nel caso di specie insussistenti.

Vi è, infatti, l’interesse dell’opponente ad impedire il regolare inizio dell’azione esecutiva, stante la dichiarata nullità del precetto e con esso dell’avvertimento ex art. 480, primo comma, c.p.c., a prescindere dalla conoscenza che parte opponente abbia dell’esistenza e del contenuto del titolo esecutivo non precedentemente notificato.

Cass., Sez. VI, Ord., 29 novembre 2019, n. 31226

Eleonora Mascaretti – e.mascaretti@lascalaw.com

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