Il Decreto Cura Italia e il processo civile

Cari lettori,

è stato pubblicato questa notte in Gazzetta Ufficiale (G.U. Serie Generale n. 70 del 17 marzo 2020) il Decreto Legge n. 18, emesso in pari data, di cui la stampa ha ampiamente parlato negli ultimi due giorni, e che è ormai noto come “Decreto Cura Italia”.

Il Presidente Mattarella l’ha definita una “manovra poderosa” con la quale si attivano 350 miliardi di euro a favore di famiglie e imprese. Interventi straordinari dunque volti ad arginare l’emergenza determinatasi a seguito dell’epidemia dovuta al Covid-19.

Sul fronte della giustizia segnaliamo l’art. 83 rubricato “Nuove misure urgenti per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID – 19 e contenerne gli effetti in materia di giustizia civile, penale, tributaria e militare”.

Per quanto concerne le udienze viene innanzitutto previsto che dal 9 marzo al 15 aprile 2020 le udienze dei procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari sono rinviate d’ufficio a data successiva al 15 aprile 2020.

Come ci si aspettava, quindi, è ulteriormente slittato il termine che il decreto legge dello scorso 8 marzo aveva inizialmente fissato per il 22 marzo. Come illustrato nella Relazione al decreto il rapidissimo mutamento del quadro epidemiologico in atto impone la necessità ed urgenza di prorogare il termine fissato, non risultando lo stesso funzionale alle esigenze di contrasto dell’emergenza sanitaria in corso.

Per quanto riguarda il decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali, questo è sospeso dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020.

A titolo esemplificativo il secondo comma dell’art. 83 precisa che “si intendono pertanto sospesi, per la stessa durata, i termini stabiliti per la fase delle indagini preliminari, per l’adozione dei provvedimenti giudiziari e per il deposito della loro motivazione, per la proposizione degli atti introduttivi del giudizio e dei procedimenti esecutivi, per le impugnazioni e, in genere, tutti i termini procedurali”.

Ove il decorso del termine abbia inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine di detto periodo.

Dalla formulazione dei principi sopra esposti, appare evidente lo sforzo del legislatore di fare chiarezza, rispetto ad alcune voci critiche ed a dubbi interpretativi che erano stati formulati con riguardo al decreto legge n. 11/2020, con riguardo al fatto che tutti i termini devono intendersi sospesi. Nella Relazione Illustrativa viene precisato che si è voluto chiarire la previsione originaria e rendere evidente l’amplissima portata che la sospensione deve avere.

In particolare, al fine di rendere ancora più chiara la portata della norma, è stato espressamente previsto che la sospensione non riguarda solo i giudizi pendenti o addirittura solo quelli per i quali l’udienza è oggetto di rinvio ma anche ma anche le impugnazioni e i termini per gli atti introduttivi dei giudizi, ove per il loro compimento sia previsto un termine.

Tale obiettivo di chiarezza appare ancora più evidente proseguendo nella lettura dell’articolo laddove si fa riferimento al computo dei termini a ritroso. In questo caso infatti è espressamente precisato che “quando il termine è computato a ritroso e ricade in tutto o in parte nel periodo di sospensione, è differita l’udienza o l’attività da cui decorre il termine in modo da consentirne il rispetto”. In particolare nella Relazione Illustrativa si legge che “nell’evidente improponibilità di una soluzione che faccia comunque decorrere il termine a ritroso anche durante il periodo di sospensione, ledendo in tal modo i diritti della parte nei cui confronti decorre, si è quindi optato per un meccanismo di differimento dell’udienza o della diversa attività cui sia collegato il termine, in modo da far decorrere il suddetto ex novo ed integralmente al di fuori del periodo di sospensione”.

Vi è poi il tema delle eccezioni atteso che il terzo comma dell’art. 83 prevede che, tra gli altri, le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano […] (i) ai procedimenti cautelari aventi ad oggetto la tutela di diritti fondamentali della persona, (ii) ai procedimenti di cui agli artt. 283, 351 e 373 del codice di procedura civile e, in genere, (iii) a tutti i procedimenti la cui ritardata trattazione può produrre grave pregiudizio  alle parti.

In questo modo, come già segnalato ai nostri Lettori, si ripropongono alcune zone grigie interpretative legate proprio alla individuazione di quei procedimenti che, o perché riguardano diritti fondamentali della persona o perché se rinviati causerebbero grave pregiudizio alle parti, non possono essere oggetto di sospensione.

Nel caso del grave pregiudizio – probabilmente la categoria più ampia e (necessariamente) sfumata prevista dal legislatore – la dichiarazione di urgenza è fatta dal capo dell’ufficio giudiziario o dal suo delegato in calce alla citazione o al ricorso, con decreto non impugnabile e, per le cause già iniziate, con provvedimento del giudice istruttore o del presidente del Collegio, egualmente non impugnabile.

 

Infine, se il decreto n. 11/2020 aveva fissato nell’arco temporale ricompreso tra il 23 marzo e il 31 maggio la data a decorrere dalla quale i capi degli uffici giudiziari avrebbero dovuto adottare le misure organizzative atte a contrastare l’emergenza epidemiologica e contenerne gli effetti negativi sullo svolgimento dell’attività giudiziaria, tale arco temporale viene ora ricompreso   “tra il 16 aprile ed il 30 giugno 2020”.

Con riguardo alle singole misure organizzative il decreto riprende quanto già indicato nel decreto dell’8 marzo scorso – commentato sulla nostra Iusletter del 12 marzo allorchè veniva emanata la Relazione Illustrativa al decreto – in punto di svolgimento delle udienze civili  mediante collegamenti da remoto individuati e regolati con provvedimento del direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia.

Si ricorda ai Lettori che nel periodo di efficacia dei provvedimenti sopra descritti che precludano la presentazione della domanda giudiziale è sospesa la decorrenza dei termini di prescrizione e di decadenza dei diritti che possono essere esercitati mediante il compimento delle attività precluse da tali provvedimenti.

Resta infine fermo il principio per cui, per tutti gli uffici attrezzati, è fatto obbligo di procedere con il deposito degli atti esclusivamente telematicamente. Resta aperto il tema legato ai procedimenti avanti la Suprema Corte di Cassazione e davanti al giudice di Pace per i quali vige ancora il “regime cartaceo” .

Da ultimo si segnala che il comma 20 è stato inserito al fine di soddisfare l’esigenza di sospendere i termini per il compimento degli atti previsti nei procedimenti di risoluzione giudiziale delle controversie nel periodo di sospensione dell’attività giudiziaria. Si prevede pertanto che nei procedimenti di mediazione e di negoziazione assistita da avvocati nonché in tutti gli altri procedimenti disciplinati da vigenti disposizioni pr la risoluzione alternativa delle controversie che costituiscono condizione di procedibilità dell’azione giudiziaria e proposti alla data del 9 marzo, siano sospesi i termini per lo svolgimento di qualisiasi attività ivi prevista.

Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18

Relazione illustrativa al D.L. 17 marzo 2020, n. 18

Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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