Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Il Decreto Cura Italia e gli operatori del Credito al Consumo

Le recenti disposizioni del Decreto “Cura Italia” mirano ad arginare gli effetti della crisi economica derivante dall’epidemia Coronavirus introducendo alcune misure di sostegno alle imprese.

In dettaglio, l’art. 56 del Decreto prevede una moratoria a favore di microimprese e    piccole e medie imprese aventi sede in Italia, come definite dalla Raccomandazione della Commissione europea n. 2003/361/CE del 6 maggio 2003, tra cui rientrano anche gli autonomi e le imprese individuali.

La platea dei soggetti beneficiari, seppur ampia, esclude tuttavia coloro che accedono al credito per finalità private, estranee ad un’attività imprenditoriale o professionale: la categoria del Credito al Consumo.

Il Decreto, infatti, non introduce alcun sostegno a tali forme di finanziamento delle attività e delle esigenze personali che, di conseguenza, restano esposte alle gravi contingenze economiche di periodo.

La responsabilità della gestione di questi rapporti, quindi, viene a gravare ancora una volta sugli operatori di settore che, uno per uno, sono chiamati a confrontarsi con una nuova sfida imprenditoriale: la crisi derivata dal Coronavirus.

C’è dunque da chiedersi come verranno gestite le rate di prestiti personali, finalizzati, cessioni del quinto e tutte le altre forme di finanziamento consumeristiche, atteso che la diminuzione di liquidità delle imprese, unita alla contrazione dei consumi che stiamo registrando, comporteranno con alta probabilità un forte impatto anche in questa area creditizia.

Allo stato, in assenza di una disciplina unitaria, l’unico strumento esperibile per gestirle è la capacità organizzativa degli operatori di settore che, caso per caso, dovranno valutare le istanze del soggetto finanziato e fornire una risposta mirata.

Tale valutazione, tuttavia, dovrà essere compiuta non solo in chiave strettamente contrattuale, bensì considerando che le scelte operate in questo (difficile ed inedito) contesto economico si rivelano fondamentali per difendere la propria reputazione nel mercato di riferimento.

L’occasione, inoltre, pare essere quella giusta per dimostrare che gli operatori di settore, diversamente da quanti alcuni affermano, non sono meri “finanziatori” bensì soggetti che, ad ogni effetto, sostengono il Credito al Consumo, anche in tempo di crisi.

Un altro tassello che potremmo aggiungere a questa cornice è l’eventualità che gli operatori di settore decidano di coalizzarsi per fornire risposte unitarie alle esigenze di mercato e, in concreto, linee operative comuni.

Forse, così si spera, il fatto che il Governo abbia omesso ogni indicazione per il ramo del Credito al Consumo si rivelerà strategico per coloro che sapranno cogliere le opportunità del momento e fare un uso virtuoso della negoziazione e degli strumenti contrattuali offerti dal nostro ordinamento.

Staremo a vedere.

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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