Controparte perdente rimborsa consulenza vincente

Decadenze processuali: impossibile aggirarle introducendo un nuovo giudizio

In caso di riunione per continenza di due cause pendenti innanzi al medesimo giudice, le preclusioni maturate nel giudizio preveniente, prima della riunione, si trasmettono al giudizio prevenuto, per le sole attività processuali concernenti il medesimo oggetto comune.

Sul punto si è espressa la Corte di Cassazione con una recente sentenza resa all’esito di un giudizio caratterizzato dalla riunione di due procedimenti aventi il medesimo oggetto.

Con sentenza di primo grado venivano rigettate le domande proposte dal ricorrente nel giudizio successivamente promosso e riunito a quello preveniente, perché ritenute inammissibili.

La parte soccombente proponeva quindi appello avverso la sentenza pronunciata in primo grado.

I giudici di seconde cure confermavano quanto statuito in primo grado, rigettando il gravame interposto e confermando la valutazione di inammissibilità delle domande formulate in due separati giudizi, stante l’identità del loro petitum e della causa petendi e aggiungendo che, l’unico scopo della loro proposizione i due diversi momenti, era quella di superare, con un secondo giudizio, le preclusioni maturate nel primo.

L’appellante impugnava la sentenza resa in secondo grado e, con un’interessante pronuncia, la Corte di Cassazione affermava il principio di diritto secondo cui, in caso di riunione per continenza di due cause pendenti innanzi al medesimo giudice, le preclusioni maturate nel giudizio preveniente, prima della riunione, si trasmettono a quello prevenuto, per le sole attività che sono caratterizzate da comunanza dell’oggetto.

Tale preclusione non si estende quindi alle mere difese ed eccezioni in senso lato ed alle attività probatorie che non riguardano il medesimo oggetto.

Lo scopo è quello di evitare che le decadenze processuali verificatesi nel giudizio di primo grado possano essere aggirate, dalla parte che vi sia incorsa, mediante l’introduzione di un secondo giudizio identico al primo e a questo riunito.

Il Giudice, nel caso di riunione di giudizi per continenza della domanda, dovrà trattarla nei termini in cui era stata introdotta nel processo preveniente, e comunque tenendo conto delle eventuali preclusioni in tale processo già maturate anteriormente alla riunione, nel rispetto del principio del ne bis in idem, allo scopo di non favorire l’abuso dello strumento processuale e di non ledere il diritto di difesa della parte in cui favore sono maturate.

Tale preclusione consente di evitare che la parte soccombente possa aggirare, con la proposizione di un nuovo giudizio e la sua successiva e necessaria riunione, decadenze processuali verificatesi nel primo.

Cass., Sez. III, 2 luglio 2021, n. 18808

Beatrice Vallone – b.vallone@lascalaw.com

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