L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

De cuius al volante… pericolo costante!

Se il chiamato all’eredità ha provveduto al pagamento di un verbale per alcune violazioni stradali compiute dall’auto intestata al de cuius, non è possibile configurare un’accettazione tacita di eredità.

Nel caso in cui poi egli abbia provveduto a rinunciare all’eredità, deve essere accolta l’opposizione ai verbali di accertamento notificatigli per le successive infrazioni.

Lo ha stabilito la Suprema Corte con l’ordinanza n. 20878/20, depositata il 30 settembre, “ribaltando” completamente le pronunce di primo e di secondo grado.

Il ricorrente proponeva opposizione dinanzi al Giudice di Pace di Roma avverso numerosi verbali (addirittura 70) relativi ad accertamenti per accessi nell’area ZTL in assenza di autorizzazione.

Egli affermava di essere estraneo alle violazioni in quanto non era il proprietario del veicolo: proprietaria del veicolo era (stata) infatti sua madre; egli però aveva rinunciato all’eredità di quest’ultima.

Il Comune si difendeva sostenendo che l’avvenuto pagamento da parte del figlio di altra sanzione relativa ad un verbale precedente era qualificabile come accettazione tacita dell’eredità della madre.

Il Giudice di Pace rigettava l’opposizione, rilevando, tra l’altro, che i successori della defunta avevano omesso di effettuare la necessaria trascrizione del trasferimento del veicolo mortis causa come previsto dall’art. 94 c.d.s..

Veniva inoltre valorizzato che il ricorrente non aveva provato il non utilizzato dell’autovettura e che le contestazioni erano relative ad un arco di tempo successivo alla morte della madre dell’opponente, ma precedente alla rinuncia all’eredità.
Tale decisione veniva confermata anche in secondo grado: il Tribunale di Roma faceva proprie le motivazioni ed argomentazioni addotte dal giudice di prime cure.

La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso fondato, cassando la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Roma.

La sentenza di merito è errata nella parte in cui ha ritenuto che al momento dell’accertamento delle violazioni il ricorrente fosse proprietario del veicolo in quanto erede.

In realtà il ricorrente rivestiva la qualifica di mero chiamato all’eredità e, a seguito della rinuncia alla successione della madre, non può essere tenuto a rispondere dei debiti del de cuius, avendo la rinuncia effetti retroattivi.

Inoltre nelle more tra la morte della madre e la rinuncia, il ricorrente (in quanto chiamato), non aveva alcun obbligo di trascrivere il trasferimento mortis causa in capo al nuovo intestatario del veicolo per l’aggiornamento del PRA, obbligo che sarebbe nato solo a seguito dell’accettazione dell’eredità.

È pacifico che non possono costituire accettazione tacita dell’eredità gli atti di natura conservativa che il chiamato può compiere anche prima dell’accettazione, ex art. 460 c.c..
La Suprema Corte ha affermato, in modo pressoché costante, che per aversi accettazione tacita dell’eredità non basta che un atto sia compiuto dal chiamato all’eredità con l’implicita volontà di accettarla, ma è necessario, altresì, che si tratti di un atto che egli non avrebbe diritto di porre in essere se non nella qualità di erede.

Il pagamento di un debito del de cuius, che il chiamato all’eredità effettui con denaro proprio, non è un atto dispositivo e comunque suscettibile di menomare la consistenza dell’asse ereditario, cioè tale che solo l’erede abbia diritto di compiere

Una volta esclusa la possibilità di qualificare tale pagamento quale accettazione tacita dell’eredità, emerge l’erroneità della sentenza del Tribunale di Roma nella parte in cui ha escluso che la rinuncia all’eredità avesse effetti retroattivi.
In realtà, il disposto dell’art. 521 c.c., la cui rubrica è intitolata “retroattività della rinunzia“, espressamente prevede che chi rinunzia all’eredità è considerato come se non vi fosse mai stato chiamato.

Questo significa che, ai fini della soluzione della controversia, è del tutto irrilevante che le infrazioni fossero state commesse nelle more tra l’apertura della successione e la rinuncia, avendo quest’ultima effetti retroattivi.

Cass., Sez. II, 30 settembre 2020, n. 20878

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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