Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Data certa ed ammissione al passivo del credito

Lo Studio ha ottenuto un provvedimento dal Tribunale di Pavia sul dibattuto tema della data certa del contratto da cui origina il credito oggetto di domanda di ammissione al passivo fallimentare.

Nel caso de quo, in seguito alla non ammissione del credito di Banca cliente al passivo fallimentare, lo Studio proponeva opposizione allo stato passivo.

Il Tribunale, in accoglimento delle motivazioni da noi argomentate, ha ritenuto fondato il ricorso.

I giudici di I grado hanno richiamato i principi enunciati dalla Corte di Cassazione Sezioni Unite, n. 4213/2013 in materia di data certa, esaminando, preliminarmente, la questione relativa alla qualificazione del curatore, come parte contrattuale o come terzo, al fine di verificare l’applicabilità dell’art. 2704 c.c.

Come noto la norma suindicata prevede che la data di una scrittura privata non autenticata non è certa e computabile rispetto ai terzi se non dal giorno in cui è stata registrata o dal giorno della morte o della sopravvenuta impossibilità fisica di colui o di uno di coloro che l’hanno sottoscritta o, ancora, dal giorno in cui il contenuto della scrittura è riprodotto in atti pubblici o, infine, dal giorno in cui si verifica un altro fatto che stabilisca  in modo certo l’anteriorità della formazione del documento.

Il Collegio ha ritenuto che  il curatore sia da considerarsi terzo rispetto al fallimento, con conseguente applicazione dell’art. 2704 c.c., e che  la mancanza di data certa si configuri come fatto impeditivo del riconoscimento del diritto, e non ,invece, come fatto costitutivo del credito.

Il Tribunale, inoltre, si è soffermato sulla questione relativa alla deduzione in giudizio della mancanza di data certa, al fine di verificare se la stessa debba essere oggetto di un’eccezione in senso stretto, sollevabile soltanto dalla parte, ovverossia dal curatore.

Muovendo dal presupposto in base al quale l’eccezione in senso stretto ha carattere eccezionale, in quanto è limitata alle sole ipotesi previste dalla legge, non essendovi alcuna previsione normativa relativa alla deduzione della mancanza di data certa, la stessa non può essere annoverata tra le eccezioni in senso stretto.

Sennonché il Tribunale, dopo aver ribadito questi punti tutto sommato pacifici ha operato una interessante distinzione tra contratti di durata e non.

Infatti se il rapporto giuridico azionato dal creditore non è di durata, all’inopponibilità dell’atto consegue anche l’inopponibilità del rapporto.

Il creditore quindi non può pretendere che il credito azionato sia ammesso al passivo, in quanto dichiarare inopponibile l’atto ( contratto) equivale a dichiarare inopponibile il rapporto.

Differentemente se il rapporto giuridico azionato è di durata ( come nel caso dei contratti bancari): in questo caso non potranno essere ammessi al passivo crediti derivanti da pattuizioni contenute in atti privi di data certa, ma il rapporto, se sussistente ed adeguatamente provato con ogni altro mezzo legalmente previsto, non può essere di per sé disconosciuto.

Trib. Pavia, ordinanza n. 581

Attilio Creaa.crea@lascalaw.com

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