Quando può dirsi avverata la condizione di procedibilità?

Dalla mediazione alla causa: focus sul contenuto della domanda

Va respinta l’eccezione di improcedibilità (…) per l’asserito mancato esperimento del procedimento di mediazione obbligatorio prima del giudizio, in quanto deve ritenersi sufficiente che i fatti posti a fondamento della successiva domanda giudiziale siano gli stessi enucleati nella domanda di mediazione, a nulla rilevando l’esatta qualificazione giuridica della vicenda”.

In questi termini si è espresso il Tribunale di Pordenone con la sentenza qui in commento, a fronte della eccezione secondo cui, tra le richieste avanzate in sede di mediazione e le domande promosse nella causa di merito, non vi fosse corrispondenza e identità di ragioni dedotte.

Nello specifico, veniva rilevato che nell’istanza di mediazione, nella parte riservata alle c.d. “ragioni della pretesa”, l’attore avesse dedotto solamente la domanda di risoluzione del contratto e non anche quella conseguente di riduzione del prezzo, poi argomentata nel successivo atto di citazione.

Il giudice, risolutamente ha rilevato che “l’art. 4, d. lgs. 28/2010 richiede che siano indicate le ragioni della pretesa, con ciò riferendosi evidentemente ai fatti oggetto della futura causa; pertanto per ragioni della pretesa deve intendersi quella della verificazione di un accadimento ingiusto”.

Continua il giudicante: “l’istanza di mediazione non richiede anche l’indicazione degli “elementi di diritto”, come avviene invece per la citazione, ex art. 163 c.p.c. Pertanto, posto che la divergenza lamentata consisterebbe soltanto nell’ indicazione, in sede di mediazione, della sola domanda di risoluzione del contratto e non anche di riduzione del prezzo, [si deve ritenere che comunque, n.d.r.] la mediazione non abbia avuto ad oggetto fatti diversi rispetto a quelli oggetto dell’odierno giudizio”.

D’altra parte, come noto, l’istanza di mediazione non richiede anche l’indicazione di “elementi di diritto”, come invece avviene per la citazione, ex art. 163 c.p.c., e per il ricorso, ex art. 414 c.p.c. (ovvero per gli atti in generale, ex art. 125 c.p.c.), e la qualificazione giuridica della fattispecie è in ogni caso demandata al prudente apprezzamento del giudice di cognizione.

La simmetria richiesta è, pertanto, limitata al fatto dedotto nella domanda e nel successivo giudizio, senza che un’eventuale discrasia fra i due – che tuttavia non si sostanzi in un oggetto di causa completamente diverso – possa inficiare la corretta verificazione della condizione di procedibilità.

Così ragionando, il giudice ha definitivamente respinto l’eccezione sollevata di parte convenuta.

Tribunale di Pordenone, sentenza del 18 febbraio 2019

Roberta Bramanti – r.bramanti@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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