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Dal Tribunale di Roma alla Corte di Cassazione: nuova conferma per il 2,1

Il Tribunale di Roma, con la recente sentenza del 16 gennaio, ha ricordato quali sono i criteri da utilizzare per la verifica, in punto usura, dei tassi presenti in un contratto di mutuo (in particolare del tasso di mora).

In primo luogo Il Giudice Onorario, dott. Del Litto, rilevava che, nel caso a lui sottoposto, il tasso corrispettivo era inferiore al tasso soglia usura; veniva rigettata, poi, la contestazione relativa alla fattispecie della “usura sopravvenuta” (la cui illegittimità è stata esclusa dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione). Infine, si passava all’analisi del tasso di mora.

Preliminarmente, si esclude che la verifica debba essere condotta confrontando il tasso di mora convenuto con il tasso soglia.

E ciò per i seguenti motivi.

  1. Non si può non considerare la differente funzione assolta da interessi corrispettivi e moratori.

Da una parte, infatti, abbiamo “il corrispettivo del diritto del mutuatario di godere della somma capitale in conformità con il piano di rimborso graduale”. Dall’alto “la liquidazione anticipata e forfettaria del danno causato al mutuante dall’inadempimento o dal ritardato adempimento del mutuatario”.

  1. Il Tribunale poneva poi l’attenzione sul fatto che: “le due categorie di interessi si differenziano poi anche in punto di disciplina applicabile, in quanto gli interessi moratori, dissimilmente da quelli corrispettivi, sono dovuti dal giorno della mora e a prescindere dalla prova del danno subito, così come previsto dall’art. 1224, c.1 c.c. In considerazione della evidenziata funzione di liquidazione forfettaria e anticipata del danno da inadempimento assolta dagli interessi moratori, a questi andrebbe applicata la disciplina prevista per la clausola penale, con la conseguenza che, qualora la loro misura sia eccessiva, dovrebbe trovare applicazione lo strumento della riduzione giudiziale ex art. 1384 c.c., senza potersi fare ricorso alla loro completa eliminazione (per l’assimilazione della convenzione con cui si determina la misura degli interessi moratori ad una clausola penale, cfr. Cass. 18 novembre 2010, n. 23273; Cass. 17 novembre 1994, n. 2358)”.
  1. Senza contare che la Banca d’Italia, con la Comunicazione del 3 luglio 2013 esclude dal calcolo del Teg gli interessi di mora (proprio mettendo in luce la diversa funzione assolta dagli stessi rispetto ai tassi corrispettivi), così come non troviamo gli interessi di mora nei decreti ministeriali del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che espressamente li escludono.

È necessario, ad avviso del Tribunale capitolino, individuare un Tasso Soglia per gli interessi moratori.

Ebbene, la Banca d’Italia rilevò, in una indagine statistica, che mediamente il tasso degli interessi moratori convenzionalmente pattuito fosse maggiorato di 2,1 punti percentuali rispetto al tasso medio degli interessi corrispettivi: “Dunque, ai fini del verificarsi dell’usura il tasso di mora dovrà essere raffrontato con un tasso soglia determinato attraverso la maggiorazione del TEGM del 2,1%, aumentato poi della metà (da maggio 2011, il TSU per gli interessi di mora sarà determinato maggiorando il TEGM del 2,1%, aumentato poi del 25% e di ulteriori quattro punti percentuali)”.

Questa tesi è stata recentemente sostenuta anche dalla Suprema Corte di Cassazione, sezione III Civile, con l’ordinanza n. 26286/19.

Il Giudice, alla luce della evidente legittimità dei tassi pattuiti in contratto, respingeva la richiesta di CTU contabile che, non essendo un mezzo istruttorio, non può essere disposta quando esplorativa, quindi per colmare le lacune probatorie delle parti.

Ad avviso del mutuatario, il contratto era altresì nullo per superamento del limite massimo finanziabile pari all’80% del valore del bene ipotecato ex art.38 del D.Lgs 1993/385.

Anche questa domanda, del tutto sfornita di prova, viene rigettata.

Trib. Roma, 16 gennaio 2020, n. 1032

Alessandra Buccolieri – a.buccolieri@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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