L’illecito extracontrattuale negli investimenti

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Una sintesi accurata degli oneri informativi imposti agli intermediari finanziari, con riferimento alla disciplina imposta dal Regolamento Consob n. 11522/1998, viene svolta dalla Suprema Corte in una pronuncia nella quale si affrontano temi ricorrenti riguardanti l’onere della prova e l’operato dell’intermediario.

Dopo un giudizio di primo grado favorevole all’investitore ed un ribaltamento della decisione in Corte d’Appello, gli investitori chiedono la cassazione della sentenza resa da ultimo, denunciando la violazione o falsa applicazione degli artt. 21 TUF e 28 del Regolamento Consob citato.

Elemento focale della decisione, al di là dell’accertamento di merito in merito alla effettiva sussistenza di una informativa contrattuale completa sulle caratteristiche dell’investimento, ruota attorno al profilo soggettivo dell’investimento che, in sede di acquisizione delle informazioni, dichiaravano di non rilasciare elementi “sulla propensione al rischio” e “situazione patrimoniale – finanziaria”.

Il Collegio parte da tali aspetti ed analizza (o meglio, “illustra”) i principi consolidati della Giurisprudenza di legittimità in materia.

Il dato di partenza, ovviamente, è quello per cui “le informazioni che l’intermediario deve fornire devono essere sempre “adeguate”, sotto il profilo oggettivo, alla natura dell’investimento ed al suo grado di rischiosità da ancorare ad indici concreti e non all’astratta natura giuridica del prodotto. Il profilo soggettivo dell’investitore non è ininfluente al riguardo, fermo restando che in difetto delle qualità normativamente richieste per essere un investitore qualificato o professionale, il profilo rimane quello dell’investitore retail con l’applicazione dell’intero sistema di protezione dall’asimmetria informativa messo a punto dalle norme del T.U.F. sopra indicate e integrate dai regolamenti Consob (Cass., nn. 8394 e 9892 del 2016)”.

L’informativa sul grado di rischio dell’investimento può essere provato “anche mediante prove orali (Cass. 19750 del 2017)”.

Una informativa successiva dell’intermediario finanziario, peraltro, è idonea a comprovare l’assolvimento degli obblighi informativi.

Cass., Sez. I Civ., 5 febbraio 2019, n. 3335

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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