Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Dal Concordato Preventivo al Fallimento senza passare…dalla risoluzione

Il Tribunale di Bergamo ha accolto il ricorso per la dichiarazione di fallimento in proprio depositato da una società in concordato preventivo omologato, senza previamente dichiararne la risoluzione.

Nel caso di odierno esame la società fallita era stata ammessa al concordato preventivo in continuità aziendale che era stato omologato e si trovava in fase di esecuzione.

Tuttavia, proprio in detta fase, è emersa l’impossibilità di raggiungere i risultati attesi dal piano industriale, a causa di un sempre maggiore calo di fatturato e di un’inadeguatezza dei flussi finanziari.

Ne è conseguita l’impossibilità di portare a completa esecuzione il piano concordatario, che ha spinto la società stessa a presentare ricorso per la propria dichiarazione di fallimento.

I Giudici bergamaschi hanno accolto detto ricorso e dichiarato il fallimento della società senza però una previa risoluzione del concordato preventivo omologato.

Ciò in forza del consolidato orientamento della Corte di Cassazione, secondo cui, una volta omologato il concordato preventivo, è possibile dichiarare il fallimento del debitore concordatario, su richiesta del creditore o del pubblico ministero, senza un previo provvedimento di risoluzione del concordato stesso.

Infatti, una volta accertata l’impossibilità di adempiere agli obblighi concordatari sanciti dall’omologa ne discende automaticamente lo stato d’insolvenza dell’impresa rispetto alle pretese creditorie, seppur falcidiate dall’omologazione.

La possibilità di dichiarare il fallimento senza revoca del concordato viene estesa dalla pronuncia in esame anche al caso del fallimento in proprio.

Se, infatti, i creditori possono chiedere il fallimento dell’imprenditore anche se in concordato omologato, analogamente il Tribunale ritiene possibile per l’imprenditore stesso denunciare l’impossibilità di adempiere al piano concordatario e ricorrere per il proprio fallimento, senza onerare i creditori della proposizione della relativa istanza.

Infine, nonostante l’emergenza sanitaria in corso, i Giudici hanno ritenuto procedibile, ai sensi dell’art.10, comma secondo, D.L. 8 aprile 2020, n. 23 come convertito con modificazioni dalla L. 5 giugno 2020, n. 40, il ricorso presentato dall’imprenditore in proprio, in quanto l’insolvenza non era conseguenza dell’epidemia di COVID-19.

Trib. Bergamo, 24 Giugno 2020, n. 134

Lodovico Dell’Oro – l.delloro@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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