Crisi e procedure concorsuali

D.L. Competitività – “libera” la prededuzione agevolata dei crediti sorti in occasione o in funzione della procedura di concordato preventivo con riserva

E’ stata pubblicata nel Supplemento Ordinario n. 72 della Gazzetta Ufficiale n. 192 del 20 agosto 2014, la legge 11 agosto 2014, n. 116, di conversione del Decreto Legge 24 giugno 2014, n. 91, c.d. “Decreto Competitività” (in seguito anche Decreto o D.L. Competitività), recante “Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l’efficientamento energetico dell’edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonché per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea”, il quale introduce, tra le altre, una novità in materia di prededuzione dei crediti sorti per effetto del deposito della domanda di concordato preventivo con riserva ai sensi dell’art. 161, comma 6, l.f..

L’articolo 22, comma 7, del Decreto, prevede infatti l’abrogazione dell’articolo 11, comma 3 quater, del Decreto Legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, il quale fornendo l’interpretazione autentica dell’articolo 111, comma 2, l.f., condizionava la prededuzione dei crediti sorti a seguito del deposito della domanda di concordato con riserva ai soli casi in cui: a) la proposta, il piano e la documentazione fossero presentati entro il termine fissato dal giudice ai sensi dell’art. 161, comma 6, l.f., e che b) successivamente al deposito della domanda di concordato con riserva facesse effettivamente seguito, senza soluzione di continuità, l’apertura della procedura di concordato preventivo.

La forte limitazione al riconoscimento del beneficio della prededuzione in caso di successivo fallimento dell’impresa comportava un effetto fortemente disincentivante nella relazioni con i terzi, rendendo eccessivamente gravoso per il debitore il reperimento di finanziatori e fornitori disposti ad avviare o proseguire i rapporti commerciali indispensabili al risanamento dell’impresa, derivandone così un grave pregiudizio a quella continuità aziendale che la nuova disciplina del concordato preventivo intende invece favorire.

Con l’abrogazione della norma d’interpretazione autentica il legislatore ha dunque eliminato l’elemento che maggiormente causava un disincentivo al corretto utilizzo dell’istituto concordatario che rischiava di ridursi ad una mera “anticamera” del fallimento, frustrando in maniera significativa il raggiungimento degli obbiettivi perseguiti con la riforma del 2012.

In particolare, secondo quanto riportato nella relazione illustrativa del Decreto Competitività, la norma abrogata con il provvedimento de quo sarebbe stata “in netto contrasto con gli interventi di riforma della disciplina del concordato preventivo che si sono susseguiti a partire dal 2005”. I cui principali obiettivi sono quelli di “rendere la procedura di concordato preventivo più efficiente al fine di pervenire alla risoluzione delle crisi d’impresa in maniera più celere e, soprattutto, di favorire il risanamento dell’impresa in crisi attraverso la prosecuzione dell’attività aziendale”.

3 settembre 2014

(Luca Bettinelli – l.bettinelli@lascalaw.com)

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