Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Curatore, il compenso avrai se l’intervento nell’esecuzione depositerai

Con sentenza del 21.01.2020 la Corte di Cassazione, richiamando peraltro un proprio precedente giurisprudenziale, ha stabilito che “ai fini della liquidazione del compenso al curatore del fallimento ex art. 39 L. Fall., non può ricomprendersi nel concetto di “attivo realizzato”, alla cui entità ragguagliare le percentuali previste dal D.M. n. 30 del 2012, il valore dell’immobile liquidato nella procedura esecutiva promossa dal creditore fondiario, a meno che il curatore non sia intervenuto nell’esecuzione svolgendo un’attività diretta a realizzare una concreta utilità per la massa dei creditori, anche mediante la distribuzione a questi ultimi di una parte del ricavato della vendita”.

Nel caso di specie il Curatore aveva amministrato l’immobile ipotecato, provvedendo alle spese di manutenzione, locando il bene a terzi e curando gli adempimenti fiscali connessi alla vendita del bene ed era, altresì, intervenuto nella procedura espropriativa con varie richieste al giudice dell’esecuzione.

La Cassazione ha ritenuto che le suddette attività poste in essere dalla Curatela siano state dallo stesso intraprese proprio nell’interesse e per l’utilità della massa dei creditori. Pertanto, pur essendo il bene stato venduto in sede di procedura esecutiva immobiliare promossa dal creditore procedente, alla luce del principio sopra esposto, il prezzo ricavato dalla vendita del bene, deve ritenersi incluso nell’attivo fallimentare ai fini del calcolo del compenso al Curatore.

Cass., sez. VI, 21 Gennaio 2020

Ilaria Termine – i.termine@lascalaw.com

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