Curatore, “asso pigliatutto”

Curatore, “asso pigliatutto”

In caso di fallimento, la procedura esecutiva individuale eventualmente pendente si trasforma in procedura esecutiva collettiva, e gli atti traslativi trascritti dopo il pignoramento ma prima del fallimento sono inopponibili a creditori concorsuali.

In caso di fallimento dell’esecutato, l’esecuzione individuale diventa collettiva ed il Curatore subentra automaticamente negli effetti sostanziali del pignoramento.

Questo è il principio espresso dalla Cassazione in una recente pronuncia.

Il caso attiene al trasferimento di alcuni immobili per il quale era già stato trascritto pignoramento, prima dell’intervento della sentenza di fallimento.

Come noto, la vendita di un bene immobile avvenuta dopo la trascrizione dell’atto di pignoramento non è opponibile all’esecuzione fintanto che la medesima non venga dichiarata estinta senza la vendita degli immobili

In tal caso, secondo l’articolo 632 c.p.c., diventerebbero inefficaci tutti gli atti compiuti nell’ambito della procedura, compreso il pignoramento.

Secondo il giudice di merito, l’estinzione della procedura esecutiva per l’intervento del fallimento sarebbe da far ricadere proprio all’interno del perimetro applicativo del nominato articolo 632 c.p.c.

La ricostruzione offerta dalla Corte d’Appello non ha incontrato, tuttavia,  il plauso della Suprema Corte, che, in riforma della sentenza afferma che: “costituisce eccezione il venir meno della procedura esecutiva che dipenda dalla sopravvenuta dichiarazione di fallimento del debitore esecutato, in quanto in questo caso l’esecuzione individuale si trasforma […] in esecuzione individuale, i cui effetti sostanziali e processuali decorrono dal pignoramento, sicchè il curatore può giovarsi dell’inopponibilità prevista contro gli atti traslativi previsti posteriormente al pignoramento ma prima della sentenza dichiarativa di fallimento”.

La Cassazione è chiara: l’estinzione della procedura a causa del fallimento costituisce deroga all’articolo 632 c.p.c. e il bene alienato deve necessariamente essere retrocesso alla massa attiva della procedura.

Cass., Sez. I Civ., 26 febbraio 2019, n. 5655

Sacha Loforese – s.loforese@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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