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Cumulabili le qualità di amministratore e di lavoratore subordinato della stessa società di capitali

La sentenza in esame affronta il tema della cumulabilità delle qualità di amministratore e di lavoratore subordinato di una stessa società di capitali, sancendone l’ammissibilità a determinate condizioni.

Nel caso di specie il ricorrente aveva censurato la mancata applicazione del rito del lavoro e la erroneità della dichiarazione di decadenza conseguente al mancato deposito della domanda di insinuazione, lamentando fra l’atro la mancata ammissione delle prove testimoniali e l’omessa valutazione delle prove documentali, che avrebbero a suo dire provato come egli avesse svolto sia la funzione di amministratore che quella di lavoratore subordinato presso la medesima società di capitali.

I giudici della Suprema Corte hanno rilevato che la qualità di amministratore di una società di capitali è compatibile con la qualifica di lavoratore subordinato della stessa società solo qualora si accerti l’attribuzione di mansioni diverse da quelle proprie della carica sociale.

E’ inoltre necessario che colui che intenda far valere la sussistenza del rapporto di lavoro subordinato fornisca la prova del vincolo di subordinazione: deve essere infatti dimostrato l’assoggettamento, nonostante la carica sociale rivestita, al potere direttivo, di controllo e disciplinare dell’organo di amministrazione della società (al tal proposito, vedasi anche Cass. civ. sezione I n. 24972 del 6 novembre 2013).

Nel caso in esame, la Suprema Corte ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso, rilevando che il giudice del merito aveva ritenuto che tale prova non fosse stata fornita dal ricorrente, il quale, pur lamentando la mancata ammissione della prova per testi, non aveva riportato il testo dei capitoli non ammessi e non aveva esplicitato in che modo l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato sarebbe stata provata dalla produzione documentale.

Cass., Sez. I Civ., 30 Settembre 2016, n. 19596

Edoardo Fracasso – e.fracasso@lascalaw.com

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