Marchi e brevetti

Cuba, rum e indicazioni geografiche

Tribunale di Milano, 31 dicembre 2014, n. 15455

Di recente il Tribunale di Milano si è pronunciato con la sentenza n. 15455 del 31 dicembre 2014 in materia di indicazioni geografiche trattando le vicende di una nota società produttrice di rum cubano.

Nello specifico, H. C., nota casa produttrice di un famoso distillato cubano, e la sua distributrice italiana avevano citato in giudizio innanzi al Tribunale meneghino la produttrice e la distributrice del rum M. per violazione delle norme sulle indicazioni geografiche e sulla concorrenza sleale, con le relative domande inibitorie e risarcitorie. In sostanza, il rum M. pur essendo completamente nella Repubblica Dominicana veniva venduto con un ampio uso sulle bottiglie, sulle confezioni e nella comunicazione pubblicitaria di riferimenti a Cuba ed all’espressione “Spirit of Cuba” / “Espiritu de Cuba” evocando in questo modo, luoghi e piaceri dell’isola nord caraibica.

Per le attrici, si trattava di uso di segni e comunicazioni ingannevoli per i consumatori in relazione alla provenienza geografica del distillato, in violazione dell’ art. 30 del Codice della proprietà industriale e dell’ Accordo di Madrid sulla repressione delle indicazioni di provenienza false ed ingannevoli. Esse sostenevano che le convenute avessero voluto, ingannando il consumatore, indebitamente profittare dello speciale accreditamento presso il pubblico italiano del rum cubano. Per le convenute, si trattava invece di null’altro che la legittima rivendicazione delle proprie radici. Il M. era, infatti, originariamente prodotto a Cuba, secondo una formula concepita dai fondatori della storica distilleria C. & B., e nei primi anni del ‘900 era diventato uno dei rum più noti dell’isola. Dopo la rivoluzione del 1959, tuttavia, i proprietari della distilleria erano stati costretti all’esilio e la società era stata confiscata dal regime castrista. I titolari avevano così stabilito la produzione del M., rispettandone l’originale formula, prima a Porto Rico e poi nella Repubblica Dominicana. I riferimenti a Cuba nelle etichette e pubblicità esprimevano quindi, secondo le convenute, l’orgoglio del proprio retaggio; inoltre, essi erano comunque accompagnati all’indicazione che il liquore era prodotto nella Repubblica Dominicana.

Il Tribunale di Milano ha sostanzialmente riconosciuto le ragioni delle attrici, ritenendo che le concrete modalità di utilizzazione da parte delle convenute del termine Cuba costituissero violazione dell’art. 30 C.p.i., suggerendo falsamente al pubblico la provenienza del rum M. da Cuba.

Il Tribunale ha quindi inibito alle convenute l’uso dell’espressione “Espiritu de Cuba” sia nella campagna promozionale che impressa sul vetro o sulla confezione della bottiglia, nonché l’utilizzazione del termine Cuba con rilevanza grafica e dimensionale sproporzionata.

20 febbraio 2015

Franco Pizzabiocca – f.pizzabiocca@lascalaw.com

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