Controparte perdente rimborsa consulenza vincente

Criteri di impugnazione e obblighi per l’appellante

Affinché un capo di sentenza possa ritenersi validamente impugnato, non è sufficiente che nel gravame sia manifestata una volontà in tal senso, occorrendo, al contrario, l’esposizione di una parte argomentativa che, contrapponendosi alla motivazione della sentenza impugnata, con espressa e motivata censura, miri ad incrinarne il fondamento logico-giuridico, anticipandosi in tal senso quanto poi disposto dal legislatore.

Questo è il principio affermato dalla Corte Cassazione, sez. VI Civile con l’ordinanza n. 20023 depositata il 24 settembre 2020.

La vicenda trae origine dalla opposizione avverso il verbale di contestazione emesso dalla Polizia Stradale di Pordenone in data 16/10/2014, per avere esercitato attività di trasporto per conto terzi senza essere iscritta all’albo nazionale degli autotrasportatori.

Il Giudice di Pace di Portogruaro si chiarava incompetente per materia e successivamente la Prefettura di Venezia emetteva ordinanza di ingiunzione per violazione della L. n. 298 del 1974, avverso il quale, la Wood International S.r.l proponeva opposizione il giudice di pace di Portogruaro con sentenza n. 92 del 2016 accoglieva l’opposizione.

In relazione a tale sentenza ha proposto appello l’Ufficio Territoriale del Governo di Venezia e, nella resistenza dell’originaria parte opponente, il Tribunale di Pordenone, con la sentenza n. 117 dell’8 febbraio 2018, ha dichiarato il gravame inammissibile per la violazione del disposto di cui all’art. 342 c.p.c. nella formulazione attualmente vigente.

Avverso la pronuncia di appello, Il Ministero dell’Interno e la Prefettura – Ufficio territoriale del Governo di Venezia hanno proposto ricorso in Cassazione, basandosi su un motivo, ovvero che l’intimata non avesse svolto le difese in questa fase.

Il motivo di cui sopra, si basa sull’affermazione che vi sia stata la violazione dell’art. 342 c.p.c. laddove il giudice di appello ha dichiarato inammissibile il gravame per essere stato redatto non in conformità di quanto previsto dall’art. 342 c.p.c.

Dunque, ad avviso della Corte di Cassazione, l’esito finale al quale è pervenuto il Tribunale di Pordenone ne abbia evidentemente tradito il reale significato della norma, celandosi dietro una lettura eccessivamente formalista, che non corrisponde all’esito ermeneutico cui è pervenuta questa Corte in relazione alla novellata previsione di cui all’art. 342 c.p.c. e pertanto il motivo di cui sopra è meritevole di accoglimento.

In conclusione, nel caso in esame la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza impugnata, confermando che, l’impugnazione deve contenere, a pena di inammissibilità, una chiara individuazione delle questioni e dei punti contestati della sentenza impugnata e, con essi, delle relative doglianze, affiancando alla parte volitiva una parte argomentativa che confuti e contrasti le ragioni addotte dal primo giudice, senza che occorra l’utilizzo di particolari forme sacramentali o la redazione di un progetto alternativo di decisione da contrapporre a quella di primo grado, tenuto conto della permanente natura di “revisio prioris instantiae” del giudizio di appello, il quale mantiene la sua diversità rispetto alle impugnazioni a critica vincolata.

Cass., sez. VI, Ord., 24 settembre 2020, n. 20023

Mirko Martini – m.martini@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
La rivincita del promissario acquirente

Il provvedimento con cui il tribunale accolga (o rigetti) il reclamo proposto contro un decreto emes...

Diritto Processuale Civile

Il deposito cauzionale equivale a consegna materiale

La Sezione fallimentare del Tribunale di Siracusa si è pronunciata recentemente sulla questione rel...

Diritto Processuale Civile

Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

La notificazione della sentenza al fine del decorso del termine breve di impugnazione, la quale sia ...

Diritto Processuale Civile

X