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Criteri ermeneutici delle servitù convenzionali

La Cassazione ha statuito che, ancorché la giurisprudenza di questa Corte abbia costantemente affermato che l’estensione di una servitù convenzionale e le modalità del suo esercizio devono essere descritte dal titolo, da interpretarsi con i criteri dettati dagli artt. 1362 e seguenti cod. civ., in quanto compatibili con la materia in esame (cfr. ex multis Cass. n. 8122/1991), è altrettanto vero che laddove la convenzione contrattuale non consenta di dirimere i dubbi al riguardo, come quando, nel costituire una servitù di passaggio, si limiti a prevedere soltanto il diritto di transito senza altre specificazioni, il giudice sia tenuto a ricorrere al criterio sussidiario del contemperamento delle esigenze del fondo dominante con il minore aggravio del fondo servente.

In tal caso si dovrà tenere conto, con riferimento all’epoca della convenzione, dello stato dei luoghi, della naturale destinazione dei fondi e di tutti gli elementi mediante i quali di norma è possibile individuare le esigenze del fondo dominante che le parti hanno inteso soddisfare con la costituzione della servitù, senza che, di conseguenza, sia consentito al giudice di introdurre particolari modalità, che, non indicate dalle parti, non siano corrispondenti ad uno specifico tipo di servitù previsto dalla legge.

Cass., sez. II Civile, 6 giugno 2016, n. 11567

Walter Pirracchiow.pirracchio@lascalaw.com

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