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Sì all’accordo di composizione della crisi con la presenza del terzo assuntore

Il Tribunale di Forlì ha dichiarato ammissibile una proposta di accordo di composizione della crisi (ex L. n. 3/2012) che prevedeva la cessione di tutti i beni dei debitori ad un soggetto terzo assuntore.

Nel caso di specie, infatti, i debitori in proprio e quali soci di una società agricola, chiedevano l’apertura congiunta della procedura di sovraindebitamento ai sensi della L.n. 3/2012 al fine di comporre la crisi in cui gli stessi e la società si erano venuti a trovare, mediante presentazione di una proposta di accordo di ristrutturazione dei debiti che prevedeva la cessione di tutti i loro beni (molti dei quali pignorati e sottoposti a procedure esecutive pendenti) ad un terzo assuntore dietro apporto da parte di quest’ultimo di una somma pari ad Euro 2.800.000, somma con la quale l’assuntore provvedeva a soddisfare i creditori in misura superiore a quanto conseguibile da una procedura liquidatoria.

La proposta prevedeva, inoltre, che una volta eseguite le obbligazioni concordatarie da parte dell’assuntore ed effettuati i pagamenti, lo stesso sarebbe subentrato nella titolarità di tutti i cespiti appartenenti ai ricorrenti, previo specifico provvedimento giudiziale e liberazione dei suddetti cespiti dagli eventuali vincoli fino a quel momento ancora esistenti.

Successivamente al deposito della proposta, il Tribunale di Forlì, non avendo alcun tipo di informazione sul soggetto assuntore, invitava i ricorrenti, a garanzia della serietà dell’impegno e della fattibilità della proposta, ad integrare la proposta di accordo con il deposito di una cauzione in denaro per importo non inferiore al 10% della somma offerta, sostituibile anche da una garanzia fideiussoria a prima richiesta e senza eccezioni intestata alla procedura.

L’assuntore provvedeva a versare sul conto aperto a nome della procedura l’importo di Euro 280.000, pari al 10% dell’offerta.

Il Tribunale di Forlì, quindi, tenuto conto della cauzione versata a garanzia della serietà della proposta di assunzione e della sussistenza degli altri requisiti di ammissibilità oggettivi e soggettivi della proposta, provvedeva a dichiarare l’apertura della procedura di composizione della crisi, sottoponendo così la proposta di accordo al voto dei creditori.

Dunque, nel silenzio della legge sul sovraindebitamento (i.e. L.n. 3/20212), il Tribunale di Forlì ha ritenuto che si possa applicare per analogia all’accordo di composizione della crisi ex L.3/2012 la disciplina sul concordato preventivo e più in particolare l’art. 160, c. 1, lett. b), l.f., il quale prevede che “l’imprenditore che si trova in stato di crisi può proporre ai creditori un concordato preventivo sulla base di un piano che può prevedere: […] b) l’attribuzione delle attività delle imprese interessate dalla proposta di concordato ad un assuntore”.

Si ritiene, quindi, che il suddetto Tribunale si sia conformato a quanto previsto dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, il quale nel “concordato minore” prevede espressamente, nei limiti di compatibilità dell’art. 74, ultimo comma, il richiamo alle norme del concordato preventivo.  

Trib. Forlì, decreto, 28 maggio 2021

Ilaria Termine – i.termine@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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