Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Opponibile al fallimento l’apertura di credito garantita da ipoteca

La Corte con la sentenza in commento ha cassato la decisione del Tribunale che aveva ammesso al passivo solo in via chirografaria il credito derivante da uno scoperto di conto corrente con apertura di credito, sebbene fosse garantito da ipoteca e provata l’esattezza della creditoria mediante la produzione degli estratti conto.

Ed invero, il Giudice di prime cure aveva escluso l’ammissione al passivo fallimentare del credito come ipotecario stante, da un lato, l’assenza di un titolo esecutivo con le caratteristiche di cui all’art. 474 c.p.c., e, dall’altro, deducendo che il rapporto dedotto in causa risultasse non cristallizzato nell’importo dovuto.

Posto che, a detta del Tribunale, l’impossibilità per la banca di ottenere la declaratoria di esecutorietà del provvedimento prima del fallimento della società, rendeva inopponibile allo stesso il credito documentato nel decreto ingiuntivo.

Pertanto, la ratio sottesa alla decisione assunta dalla Corte ha riguardato non già l’efficacia del contratto di apertura di credito in conto corrente verso il fallimento, quanto piuttosto la determinatezza del credito finale cui la prelazione accederebbe.

Ciò in quanto se è vero che l’apertura di credito garantita da ipoteca pur dotato di data certa, indica soltanto la somma iniziale messa a disposizione dei correntisti ma non può essere considerato titolo esecutivo difettando il requisito della certezza del diritto anche con riguardo al credito vantato dall’accreditante alla fine del rapporto, una volta riconosciuti in sede di verifica i termini e la misura della disponibilità effettivamente utilizzata dal correntista, a nulla vale il richiamo tanto ai documenti successivi ed esterni rispetto all’atto ricevuto dal notaio (qual è appunto il decreto ingiuntivo post fallimento), quanto all’apertura del credito stesso.

Diversamente opinando si avrebbe la frustrazione della sua natura di titolo costitutivo della garanzia.

Per converso, la certezza del credito finale relativa al saldo non necessariamente deve risultare da altro titolo esecutivo, ben potendo ricavarsi da differenti e distinti documenti o elementi di prova.

Circostanza provata in giudizio avendo il creditore dimostrato l’esatto importo dovuto mediante la produzione degli estratti conto, peraltro non contestati.

Quindi onere del creditore è solo quello di dar prova dell’esistenza e dell’identità del credito stesso, nonché della sua riferibilità al titolo ed al rapporto in base al quale l’iscrizione è avvenuta, a prescindere dalla mancata annotazione delle erogazioni avvenute successivamente all’iscrizione originaria che non ne mutano gli effetti né l’estensione.

 Infatti, l’iscrizione di ipoteca sull’apertura di credito costituisce causa di prelazione opponibile al fallimento del debitore, in quanto sin dall’origine garantisce grado e copertura immeditata al credito futuro e dunque pienamente opponibile ai terzi.

Cass., Sez. VI, 19 luglio 2021, n. 20618

Luigia Cassotta – l.cassotta@lascalaw.com

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