Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

I limiti di operatività del divieto di iniziare azioni esecutive sul patrimonio del debitore

Non vi (sono) indici normativi convincenti per l’estensione dello statuto del creditore nel concordato ai beneficiari di garanzia immobiliari sui beni oggetto del concordato per debiti altrui e, di conseguenza, non deve essere sospesa ex art. 168 l.fall. la procedura esecutiva”.

Si chiude così l’interessante sentenza resa dal Tribunale di Roma, nella quale vengono affrontati importanti temi, tra i quali, la posizione di terzo datore di ipoteca della società che abbia depositato domanda di ammissione al concordato preventivo e il divieto previsto dall’art. 168 l.fall.

Come noto, l’art. 168 l.fall. dispone che “dalla data della pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese e fino al momento in cui il decreto di omologazione del concordato preventivo diventa definitivo, i creditori per titolo o causa anteriore non possono, sotto pena di nullità, iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore”.

Tale divieto – previsto espressamente anche in ambito fallimentare dall’art. 51 – è volto a conseguire uno degli scopi primari delle procedure concorsuali: impedire l’aggressione del patrimonio della società fallita e/o in concordato da parte dei singoli creditori, così da consentire agli organi della procedura di garantire il soddisfacimento delle ragioni di tutti i creditori nel rispetto del primario principio della par condicio creditorum.

Ci sono, però, dei casi in cui tale divieto, per ovvie ragioni, non può operare e uno di questi è proprio quello oggetto della sentenza in commento. In particolare, si è trattato di comprendere se il divieto previsto dall’art. 168 l.fall. opera anche nel caso in cui (il patrimonio di) una società sia stata sottoposta ad esecuzione forzata in quanto terza datrice di ipoteca e, successivamente, abbia depositato domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo ex art. 161 l.fall.

Preliminarmente, si deve rilevare che il creditore ipotecario procedente in sede esecutiva – che abbia iniziato l’esecuzione nei confronti (del patrimonio) della società terza datrice di ipoteca – non può essere annoverato tra i soggetti che, sulla base di quanto disposto dall’art. 184 l.fall., sono chiamati a subire le conseguenze dell’omologa del concordato preventivo. Invero, l’art. 184 l.fall. prevede che “il concordato omologato è obbligatorio per tutti i creditori anteriori alla pubblicazione nel registro delle imprese del ricorso di cui all’articolo 161. Tuttavia essi conservano impregiudicati i diritti contro i coobbligati, i fideiussori del debitore e gli obbligati in via di regresso”. Sul punto, infatti, il Tribunale di Roma ha precisato che il creditore ipotecario di un bene nella titolarità della società che abbia chiesto di essere ammessa al concordato non è un creditore anteriore ai sensi dell’art. 184 l.fall.; tanto è vero che lo stesso non è parte dell’accordo concordatario né ne subisce l’effetto esdebitatorio.

D’altra parte – come affermato anche nella sentenza de qua – in ambito fallimentare è ormai consolidato l’orientamento giurisprudenziale, a mente del quale “il creditore ipotecario di un immobile di proprietà del fallito e concesso in garanzia per un debito altrui non può essere inteso quale creditore concorsuale”. Tanto è vero che, sulla scorta di tali premesse, il creditore ipotecario in questione – in quanto non creditore concorsuale – non dovrà nemmeno sottoporre il proprio credito alla necessaria verifica dei crediti in sede endofallimentare e, quindi, non dovrà essere ammesso allo stato passivo del fallimento per poter vedere soddisfatto – in concorso con gli altri – il proprio credito. È, pertanto, pacifico che “il soggetto titolare di un’ipoteca prestata a garanzia di un debito altrui gode alla prelazione sull’immobile dell’attivo concorsuale senza essere creditore diretto della procedura”.

Quanto sin qui rilevato trova conferma anche nel recente art. 201, comma 1, CCII, il quale – nel disciplinare la domanda di ammissione al passivo in generale – prevede che negli stessi termini di legge previsti per il deposito delle domande di ammissione debbano essere presentate anche “le domande di partecipazione al riparto delle somme ricavate dalla liquidazione di beni compresi nella procedura ipotecati a garanzia di debiti altrui”.

Viene, così, confermato il tradizionale orientamento giurisprudenziale, a mente del quale il soggetto titolare di un diritto reale di garanzia, che non assuma la qualifica di creditore concorsuale, non deve far accertare il proprio credito mediante l’ammissione al passivo e può, pertanto, soddisfarsi al di fuori della Procedura (e, quindi, della par condicio creditorum).

Alla luce di quanto sopra rappresentato, il Tribunale di Roma ha correttamente statuito che la procedura esecutiva promossa nei confronti di una società che abbia presentato domanda di ammissione ex art. 161 l.fall. e che rivesta la qualifica di terzo datore di ipoteca non debba essere sospesa ai sensi e per gli effetti dell’art. 168 l.fall..

Linda Frisoni Bianchi – l.frisoni@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

La Corte di Cassazione nella sentenza in commento offre un’interessante analisi per quanto concer...

Crisi e procedure concorsuali

Ipoteca: tutto è immobile finché l’immobile rimane…immobile

Con la pronuncia in commento, il Tribunale di Udine, nell’omologare un piano del consumatore, ha ...

Crisi e procedure concorsuali

La proroga del termine annuale ex art. 101 l.f., per particolare difficoltà della procedura, non p...

Crisi e procedure concorsuali

X