Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Concordato prolungato, concordato revocato!

Il Tribunale di Imperia, con la pronuncia in commento, si è trovato a dover statuire circa la revoca dell’ammissione alla procedura di concordato preventivo di una società di capitali.

In particolare, il Tribunale, pur non ravvisando condotte fraudolente, ha disposto la revoca della procedura stante l’eccessiva durata della stessa nonché le sopravvenute, innumerevoli incognite, contrastanti con quanto prospettato dalla società al momento dell’ammissione al concordato e, più in generale, con la natura intrinseca dell’istituto.

Nel merito, anche atteso l’ampio dibattito svoltosi nel contraddittorio sulla sussistenza dei presupposti per la revoca dell’ammissione, il Giudicante ha ritenuto preliminarmente necessario ricordare come l’art. 173 L.F. preveda tale eventualità non solo in presenza di atti di frode ma anche “se in qualsiasi momento risulti che manchino le condizioni prescritte per l’ammissibilità al concordato”.

In ordine a tale presupposto, è utile ribadire che il dovere di controllo del Tribunale su quello che la Suprema Corte (SU n. 1521/2013) ha individuato quale requisito indispensabile dell’istituto – ovvero la fattibilità del piano concordatario – permanga per tutta la durata della procedura.

Nel caso di specie, l’assenza di elementi atti a suffragare la tesi che fossero state poste in essere attività fraudolente o comunque ostative alla corretta informazione dei creditori e concretamente lesive dei loro interessi, non ha ostacolato la verifica della permanenza dei requisiti di ammissibilità ex art. 173 L.F.

È divenuto, quindi, ineludibile il vaglio della rilevanza temporale della procedura – aspetto imprescindibile nel concordato – che, nella fattispecie sottesa alla vertenza in esame, si era evidentemente ed ampiamente discostato dai tempi previsti ab origine.

Il fattore tempo, difatti, attiene, secondo l’insegnamento della Cassazione riportato nella già citata sentenza SU n. 1521/2013, a profili di fattibilità della proposta nell’accezione “dell’effettiva idoneità di quest’ultima ad assicurare il soddisfacimento della causa della procedura” su cui l’Organo Giudiziario ha piena cognizione, pur nel contesto dell’ampia valorizzazione della natura negoziale della disciplina concordataria. In ordine al requisito temporale, si legge, in particolare, nella sentenza che “la limitazione del diritto dei creditori e la lievitazione dei costi di gestione per effetto del protrarsi della procedura, trovi un fisiologico bilanciamento nella previsione di un ristretto termine di durata della procedura (la L.F., articolo 181, prevede infatti che l’omologazione del concordato debba intervenire nel termine di sei mesi, prorogabili una sola volta), mentre l’articolo 137 F.F., richiamato dall’articolo 186 L.F. in tema di risoluzione, stabilisce che il relativo ricorso deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto nel concordato. Ne consegue la rilevanza del profilo relativo ai tempi di adempimento indicati dal debitore nella proposta e l’incidenza di detto aspetto sulla valutazione di quest’ultima nei suoi termini complessivi e quindi, per la parte di specifico interesse, sul giudizio di fattibilità del concordato”.

In concreto, la procedura de qua rischiava di svolgersi in un arco temporale superiore agli otto anni e poteva addirittura prevedere la necessità, tutt’altro che remota, di dover predisporre un nuovo piano, stante il paventato – ma non certo – ingresso di un socio privato; era evidente come le predette tempistiche nonché la presenza di infinite variabili stridessero fortemente con la natura intrinseca di un concordato preventivo.

Stante quanto sopra e per tutti le motivazioni espresse in narrativa, il Tribunale ha, quindi, disposto la revoca dell’ammissione alla procedura di concordato preventivo della società.

Trib. Imperia, 10 novembre 2021

Silvia Alessandra Pagani – s.pagani@lascalaw.com

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