Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Concordato preventivo: attenti al reclamo

L’impugnazione del piano di riparto in un concordato preventivo presenta connotati, presupposti e (soprattutto) competenze ben diverse rispetto a quanto accade nel fallimento, attesa la sostanziale differenza del ruolo del Giudice Delegato nell’una e nell’altra procedura.

Concordato preventivo e fallimento sono due procedure assai differenti. E questa, direte, è certamente un’ovvietà.

Ma uno dei principali elementi discretivi tra le due riguarda la mancanza, nel concordato, di un vaglio giudiziale per l’accertamento del passivo, per il quale procede il Commissario giudiziale a stilare l’elenco dei creditori, con valore orientativo, provvisorio e strumentale alle operazioni di voto.

Gli eventuali contrasti relativi al riconoscimento del credito possono essere risolti solo mediante un autonomo giudizio di cognizione da proporre a cura del Creditore.

È invece da escludersi, rispetto a tali questioni, la competenza del Giudice Delegato, il cui sindacato in materia di verifica dei crediti è limitato ai soli fini del calcolo delle maggioranze per il voto.

Proprio sul punto è intervenuta a più riprese la Corte di Cassazione, secondo cui “dopo l’omologazione del concordato, tutte le questioni che hanno ad oggetto diritti pretesi da singoli creditori e che attengono all’esecuzione del concordato – concernenti la sussistenza, l’entità ed il rango del credito – mancando nel concordato preventivo la fase di formazione dello stato passivo, danno dunque luogo a controversie sottratte al potere decisionale del Giudice delegato e che devono costituire materia di un ordinario giudizio di cognizione” (ex multis Cass. Civ. n. 16598/2008, Cass. n. 23721/2006);

Ne deriva che, in assenza di un controllo giudiziale “diretto” come avviene nel fallimento, gli organi concordatari non conservano alcun vincolo in merito alla predisposizione dello stato passivo e, anzi, possono modificare in senso peggiorativo, il trattamento accordato a ciascun creditore.

Questa discrezionalità è destinata a manifestarsi in senso ancor più ampio nell’ambito dell’esecuzione del concordato.

Cosa può fare un creditore che ha visto il proprio credito assottigliarsi o il proprio privilegio non più riconosciuto, ad esempio, in sede di riparto?

Della questione si sono occupati recentemente i Giudici del Tribunale di Ravenna, secondo cui necessariamente devono valere, anche in questa fase, le considerazioni sopra esposte: non è possibile proporre reclamo al Giudice Delegato ma è necessario promuovere autonomo e separato giudizio di cognizione.

La ricostruzione poggia su quanto asserito Cassazione secondo cui “il creditore, ove ritenga di essere stato ingiustamente trascurato o di essere stato preso in considerazione dagli organi della procedura in maniera inesatta – quanto a consistenza e natura del suo credito e misura di soddisfazione riservatagli – nella fase di distribuzione dell’attivo disponibile, dovrà agire in sede ordinaria nei confronti del debitore, in bonis e in concordato, al fine di far accertare in quella sede, con efficacia di giudicato, l’esistenza, la consistenza e la natura del proprio credito” (Cass. Civ. 64/2019).

La carenza di competenza a decidere sulla questione, ha costretto i Giudici ravennati a rigettare il reclamo del creditore, anche se – prima facie – assolutamente fondato.

Attenzione, dunque: creditore avvisato, mezzo salvato!

Trib. Ravenna, 27 Ottobre 2021

Sacha Loforese – s.loforese@lascalaw.com

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