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Ammissibile la compensazione fallimentare in sede giudiziale

La Cassazione, con la sentenza in commento, ha ribadito l’ammissibilità della compensazione fallimentare anche in sede giudiziale muovendo dalla premessa che l’art. 56 della L. Fall., al 1 comma, prevede espressamente che: “I creditori hanno diritto di compensare coi loro debiti verso il fallito i crediti che essi vantano verso lo stesso, ancorche’ non scaduti prima della dichiarazione di fallimento”.

Quindi, il richiamo a detta norma introduce una deroga al principio della concorrenza paritaria dei creditori, non operando in tali casi il rito speciale per l’accertamento del passivo previsto dagli artt. 93 e ss. L.Fall.

Pertanto, nel giudizio promosso dalla curatela per il recupero di un credito contrattuale del fallito, il convenuto può eccepire in compensazione, in via riconvenzionale, l’esistenza di un proprio controcredito verso il fallimento, con l’unico limite rappresentato dalla circostanza che il fatto genetico del credito opposto in compensazione sia anteriore alla dichiarazione di fallimento.

Infatti, l’eccezione di compensazione – differentemente dalla corrispondente domanda riconvenzionale la cui finalità è quella di ottenere una pronuncia idonea al giudicato a sé favorevole- è diretta esclusivamente a neutralizzare la domanda attorea e ad ottenerne il rigetto, totale o parziale.

E ciò quandanche l’accertamento giudiziale relativo alla liquidità di uno dei due crediti sopravvenga successivamente.

Posto che è sufficiente che i requisiti di liquidità ed esigibilità richiesti dall’art. 1243 c.c. secondo il quale la compensazione si verifica solo in caso di coesistenza di due contrapposti debiti aventi ad oggetto somme di denaro o quantità di cose fungibili dello stesso genere, sussistano al momento della pronuncia giudiziale.

Cass., Sez. 2, 7 dicembre 2021, n. 38888

Luigia Cassotta – l.cassotta@lascalaw.com

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