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Il creditore può cambiare il “voto” in tavola

In tema di concordato preventivo, devono essere computati i voti modificativi di pregresse manifestazioni di voto pervenuti nei venti giorni successivi all’adunanza dei creditori.

Con la pronuncia in commento, i giudici beneventani hanno affrontato la delicata questione della modifica dell’espressione di voto nella procedura di concordato preventivo.

Nel caso in esame, il Tribunale ha ritenuto effettivamente approvata dalla maggioranza dei creditori una proposta di concordato, precisando con l’occasione i criteri in base ai quali computare i voti espressi dai creditori. In particolare, è stato affermato che il creditore ha la possibilità di cambiare il proprio voto e che, pertanto, devono essere conteggiati i voti modificativi di pregresse manifestazioni di voto anche se espressi nei venti giorni successivi all’adunanza.

Secondo il Tribunale, infatti, l’art. 178 L. Fall., che nel concordato preventivo consente al creditore che non abbia ancora votato di esprimere il proprio voto nei venti giorni successivi all’adunanza, non avrebbe la funzione di limitare la facoltà di voto dopo l’adunanza, ma diversamente avrebbe il solo scopo di individuare il termine ultimo per manifestare le proprie intenzioni di voto. Entro tale termine, pertanto, ciascun creditore potrà esprimere la propria decisione, essendo libero anche di modificare il voto espresso in precedenza.

La predetta norma, infatti, non regolamenta lo ius poenitendi, che, in applicazione della disciplina codicistica, può essere esercitato fino al perfezionamento dell’accordo, ovvero, nel caso di concordato, fino a che non si siano formate le maggioranze previste dalla legge, ossia nei venti giorni successivi all’adunanza.

Secondo la pronuncia di odierno esame, infine, non può assumere rilevanza la maggiore possibilità di consumazione di condotte penalmente rilevanti, come il mercato del voto, in quanto sarebbe illogico escludere in via interpretativa e senza un esplicito richiamo normativo una condotta in astratto legittima, solo perché potrebbe assumere in concreto aspetti patologici.

Il principio espresso dalla decisione è fortemente innovativo e bisognerà rimanere aggiornati sui successivi sviluppi, in quanto l’opinione finora espressa dalla giurisprudenza è quella di ammettere la modifica del voto ma solo prima che il verbale dell’adunanza dei creditori venga chiuso.

Trib. Benevento, 05 Dicembre 2018 

Lodovico Dell’Oro – l.delloro@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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