Creditore che non hai liquidato, violi la buona fede se non mi hai ascoltato!

Creditore che non hai liquidato, violi la buona fede se non mi hai ascoltato!

Il creditore garantito viola il dovere di buona fede quando, nonostante i solleciti del datore di pegno, non procedere alla liquidazione del bene.

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 12863 del 14 maggio, si interroga sul ruolo che il canone generale della buona fede oggettiva viene a svolgere rispetto alla disciplina dettata per la vendita della cosa data in pegno posta in essere non tanto per consentire al creditore in funzione satisfattiva del suo diritto di conseguire quanto gli è dovuto, quanto piuttosto per l’esigenza di conservare il valore del bene dato in garanzia.

L’art. 2795 c.c. concede al creditore la facoltà di proteggere il suo diritto di garanzia minacciato dal possibile deterioramento del bene ricevuto in pegno: consente, infatti al creditore, previo avviso a colui che ha costituito il pegno, di chiedere al Giudice l’autorizzazione a vendere la cosa data in pegno. Tale norma, al terzo comma, concede, altresì, al costituente, in caso di deterioramento o diminuzione del valore del bene, di domandare al giudice l’autorizzazione a venderlo o chiedere la restituzione del pegno offrendo altra idonea garanzia reale che il giudice riconosce idonea.

Nel caso in esame il ricorrente chiedeva la condanna della Banca, creditrice pignoratizia, poiché non aveva provveduto a liquidare i titoli di sua proprietà nonostante il progressivo e forte deterioramento di valore che stavano subendo sui mercati regolamentati e nonostante aveva più volte sollecitato all’Istituto la relativa monetizzazione. Nonostante il giudice di prime cure avesse accolto la richiesta del ricorrente, la Corte di Appello aveva riformato integralmente la decisione emessa in primo grado, considerato che il ricorrente non aveva proposto alla banca di sostituire la garanzia offerta nel momento in cui aveva chiesto di adoperarsi per la vendita dei titoli, né aveva adito l’Autorità Giudiziaria per procedere in proprio alla vendita.

Per i giudici della Corte di Cassazione il canone generale della buona fede oggettiva, qualora sussista il rischio che possa manifestarsi un deterioramento del bene preso in garanzia, impone tanto al creditore garantito quanto al datore della garanzia di considerare un’eventuale vendita anticipata del bene medesimo e comporta per il creditore il dovere di fornire una risposta adeguata e tempestiva al datore che lo sollecita a procedere alla liquidazione del bene, allegando una concreta sussistenza del rischio in discorso e di fornire, nel caso di manifestato dissenso, una motivata risposta.

Infatti, secondo la giurisprudenza di legittimità richiamata dalla Corte di Cassazione la custodia del creditore: “si sostanzia nell’obbligo di mantenere la cosa nel medesimo stato e modo di essere in cui si trovava al momento costitutivo dell’obbligo, con la conseguente necessità di adottare tutte le misure al riguardo idonee in relazione alle circostanze concrete del caso, della relativa perdita e deterioramento il creditore pignoratizio rispondendo secondo le regole generali” (cfr. Cass., 30 ottobre 2007, n. 22860; Cass., 1 marzo 1986, n. 1309).

Il dovere di custodia, dalla norma dell’art. 2790 c.c. posto a carico del creditore garantito, integra dunque un obbligo di protezione della posizione del datore, che  in caso di rischio sensibile di deterioramento del bene risulta funzionale al sostanziale mantenimento di un valore economico corrispondente a quello originario.

Cass., Sez. I Civ., 14 maggio 2019, n. 12863

Angelica Macchi – a.macchi@lascalaw.com

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