A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Creditore che pignora, onere della prova che trova

I fatti modificativi od estintivi della impignorabilità dei beni e delle somme degli enti locali e delle loro tesorerie devono essere provati dal creditore che intende pignorarli.

Così ha stabilito la recente pronuncia della terza sezione civile della Corte di Cassazione n. 13676 del 19/05/2021 secondo la quale, se gli enti locali dispongono di somme impignorabili ai sensi dell’art. 159 del D.Lgs. 18/08/2000, n. 267, è il creditore che vuole promuovere valido pignoramento, che deve dimostrare come tale vincolo di impignorabilità non si applichi (cfr. precedenti conformi: Cass. civ. Sez. III Ord., 13/11/2020, n. 25836; Cass. civ. Sez. VI – 3 Ord., 15/09/2020, n. 19103; Cass. civ. Sez. III Sent., 26/03/2012, n. 4820 e Cass. civ. Sez. III Sent., 16/09/2008, n. 23727).

Secondo il decreto legislativo sopra citato, infatti, “non sono soggette ad esecuzione forzata, a pena di nullità rilevabile anche d’ufficio dal giudice, le somme di competenza degli enti locali destinate a:

a) pagamento delle retribuzioni al personale dipendente e dei conseguenti oneri previdenziali per i tre mesi successivi;

b) pagamento delle rate di mutui e di prestiti obbligazionari scadenti nel semestre in corso;

c) espletamento dei servizi locali indispensabili”.

Tuttavia, “nell’espropriazione presso terzi nei confronti degli enti locali territoriali è onere del creditore allegare i presupposti di inefficacia del vincolo di impignorabilità impresso ai crediti eventualmente accertati come effettivamente sussistenti verso il tesoriere”.

Spetta, semmai al giudice dell’esecuzione l’obbligo di “verificare se le somme così accertate corrispondano o meno a quelle sulle quali è stato impresso il vincolo di indisponibilità ai sensi del D.Lgs. n. 267 del 2000, art. 159 e non incombe in prima battuta all’ente locale debitore esecutato l’onere di provare di non avere emesso mandati in violazione dell’ordine ivi previsto, ma al creditore procedente allegare fatti specifici a confutazione di tanto, solo allora attivandosi, per il principio di prossimità della prova, l’onere del debitore di provare che, ciononostante, quell’ordine ed ogni altro presupposto di efficacia del vincolo siano sussistenti” (Cass. civ. Sez. III, 19/05/2021, n. 13676).

IL CASO

Nel caso osservato, una società Alfa aveva promosso pignoramento presso terzi contro la società Beta (debitore diretto), nonché contro il Comune di Lago (terzo) e del suo tesoriere, ottenendo ordinanza di assegnazione delle somme emessa dal Tribunale di Paola, a seguito di dichiarazione di sussistenza positiva.

Il terzo pignorato, tuttavia, si opponeva in primo grado avverso tale pignoramento presso terzi, ma l’adito tribunale, con sentenza n. 531/12, dichiarava l’inammissibilità dell’opposizione.

Il Comune di Lago, allora, proponeva ricorso in appello rigettato anch’esso dalla Corte di Appello di Catanzaro, con sentenza n. 1555 del 01/10/2016, sia pure con modifica della motivazione su alcuni punti, comunque adducendo l’inammissibilità delle doglianze proposte dal ricorrente, per fatti anteriori alla formazione del titolo giudiziale azionato, nonché la tardività della proposizione. 

La questione veniva, quindi, rimessa al vaglio della Corte di Cassazione, con ricorso articolato su cinque motivi, secondo e terzo dei quali decisivi per ribaltare la decisione impugnata.

2. “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti“, per omessa valutazione della prova della negativa consistenza di cassa e della non detenzione di somme ulteriori in base soprattutto alla dichiarazione negativa del terzo;

3. “violazione e falsa applicazione degli artt. 547, 548 c.p.c., art. 132 c.p.c., n. 4, art. 118 disp. att. c.p.c. e D.Lgs. n. 267 del 2000, art. 159 in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4“, per essere risultati provati i presupposti di impignorabilità delle somme giacenti in tesoreria.

Ebbene, la Cassazione ha ritenuto non sussistere un onere a carico dell’ente locale (terzo debitore) di provare la disponibilità di cassa, all’atto del pignoramento, e la non detenzione di somme ulteriori rispetto a quelle destinate al pagamento di retribuzioni, mutui e all’erogazione di servizi indispensabili, che pertanto sono impignorabili.

sono sufficienti il contenuto negativo della dichiarazione di sussistenza resa dal terzo tesoriere ed il riferimento ivi univocamente operato alla delibera (della Giunta Municipale n. 110 del 2008) a determinare l’onere contrario a carico del creditore pignorante, di allegare e provare la sussistenza del credito e di allegare, dinanzi ad una delibera di indisponibilità idoneamente documentata, gli elementi per confutarne l’operatività, a maggior ragione diversi dalla giacenza di cassa non ancora definitivamente documentata come esistente.


“E neppure è onere dell’ente locale territoriale esecutato dimostrare di non avere emesso mandati a titoli diversi da quelli vincolati, seguendo l’ordine cronologico delle fatture così come pervenute per il pagamento ovvero delle deliberazioni d’impegno da parte dell’ente stesso, ma, trattandosi di fatti impeditivi od estintivi della qualifica di impignorabilità derivante dall’impressione del vincolo in forza della delibera, piuttosto è del creditore procedere (in tali sensi: Cass. ord. 13/11/2020, n. 25836; Cass. ord. 15/09/2020, n. 19103) anche soltanto allegare elementi a sospetto, che inducano il giudice dell’esecuzione ad accertare il rispetto delle condizioni contestate dal procedente” (Cass. civ. Sez. III, 19/05/2021, n. 13676).

Qualora, poi, il creditore abbia provato la sussistenza dei crediti da pignorare, solo allora (per il principio di prossimità della prova), spetta al debitore l’onere di provare che, ciononostante, quell’ordine ed ogni altro presupposto di efficacia del vincolo siano sussistenti.

Inoltre, il Giudice ha il diverso obbligo di verificare se tali crediti corrispondano proprio a quelle somme dichiarate dal terzo come impignorabili (con la summenzionata delibera).


Per tale motivo, la Corte ha accolto limitatamente il ricorso del Comune di Lago e cassato la sentenza di condanna al pagamento a carico di quest’ultimo, rinviando alla Corte d’appello di Catanzaro, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Barbara Maltese  – b.maltese @lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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