Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

Credito trasferito, privilegio garantito

Con una recente sentenza, la Cassazione ha chiarito quali siano le conseguenze – nell’ipotesi di cessione del credito – della tardiva annotazione nei Registri immobiliari del trasferimento dell’obbligazione, in pendenza di una procedura esecutiva immobiliare.

La vicenda trae origine dall’opposizione ex art 617 c.p.c. formulata da un creditore procedente avverso il provvedimento di distribuzione del ricavato di un’espropriazione immobiliare, nel quale il Giudice dell’esecuzione aveva riconosciuto a quest’ultimo la posizione di chirografo, benché fosse cessionario di un credito assistito da garanzia ipotecaria.

Secondo il Giudicante, il procedente non avrebbe annotato tempestivamente sui Registri Immobiliari il trasferimento dell’obbligazione, atteso che dalla documentazione risultava esser stato effettuato solo dopo il decreto di trasferimento dell’immobile e dopo la sua trascrizione.

Pertanto, Il Tribunale rigettava l’opposizione promossa dal cessionario.

Chiamata a dirimere la controversia, la Suprema Corte ha dapprima osservato come, ai sensi dell’art 2843 comma 2 c.c., in tema di negozi dispositivi dell’ipoteca, l’annotazione nei registri immobiliari del trasferimento abbia carattere costitutivo – dal lato soggettivo – del nuovo rapporto ipotecario, rappresentando un elemento integrativo indispensabile della fattispecie del trasferimento.

Tale annotazione ha l’effetto di sostituire al cedente il cessionario, non soltanto nella titolarità del credito ma, altresì, nella prelazione annessa al diritto reale di garanzia.

Per questo motivo, la mancata annotazione priva la trasmissione del vincolo di effetti nei confronti dei terzi.

Tuttavia, sottolinea la Corte, nella fase distributiva dell’esecuzione, l’art. 2843 c.c. si deve coordinare con la disposizione dell’art. 2916 c.c., secondo cui, nella distribuzione della somma ricavata dall’esecuzione, non bisogna considerare le ipoteche, anche se giudiziali, iscritte dopo il pignoramento, talché risulta improduttivo di effetti il vincolo insorto successivamente.

Dall’analisi di queste due norme, la Cassazione giunge così ad affermare che, nell’ipotesi di trasferimento della prelazione, l’annotazione non serve a costituire una nuova garanzia, che è già esistente, bensì a identificare il soggetto che ne è titolare, nell’ottica di permettere ai terzi quest’individuazione e di consentire la risoluzione di eventuali conflitti tra plurimi cessionari.

L’ipoteca già presente e iscritta non aggrava la posizione degli altri creditori concorrenti, atteso che per questi soggetti non rileva che sia il cedente o il cessionario a soddisfarsi in via privilegiata.

Di conseguenza, secondo la Suprema Corte, “il fatto che il cessionario del creditore ipotecario, divenuto tale dopo la vendita del bene e dopo il decreto di trasferimento, possa partecipare alla distribuzione della somma ricavata, con la prelazione spettante al dante causa, senza necessità di annotazione della vicenda traslativa … non implica logicamente che, qualora la cessione avvenga prima della vendita e non sia stata annotata, il cessionario diventi chirografo nonostante l’ipoteca fosse stata iscritta prima del pignoramento, e fosse quindi noto ai creditori concorrenti di dover essere postergati”.

Cass., Sez. III, 26 febbraio 2021, n. 5508

Chiara Calì – c.cali@lascalaw.com

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