Credito sorto durante l’amministrazione straordinaria? Tranquilli, no al termine annuale

Si consolida l’orientamento della Cassazione in punto di termini di decadenza per l’insinuazione allo stato passivo dei crediti sorti durante la procedura concorsuale.

Segnaliamo ai nostri lettori quanto statuito dalla Suprema Corte, relativamente al procedimento di verifica dei crediti, nell’ambito dell’amministrazione straordinaria.

Del tema del termine per l’insinuazione al passivo dei crediti sorti in corso di procedura, ci eravamo già occupati in un articolo dello scorso febbraio, seppur relativamente al solo fallimento.

La pronuncia va, quindi, a rinforzare l’orientamento giurisprudenziale (richiamando esplicitamente precedenti decisioni conformi) estendendolo anche all’amministrazione straordinaria.

Il Caso è quello di un contratto di fornitura stipulato dal commissario straordinario: il creditore aveva proposto domanda di ammissione al passivo, ritenuta inammissibile sia dal Giudice Delegato che dal Tribunale dell’opposizione, in quanto presentata oltre il termine annuale di cui all’articolo 101, l.f. e ritenuto che non vi fosse prova che il ritardo fosse dipeso da una causa non imputabile all’istante.

Ebbene, la Cassazione, facendo riferimento alla sua precedente sentenza n. 16218/2015, ha riformato la decisione del Giudice de quo.

Dirimente, nella specie, che il credito fosse sorto solo un mese prima della scadenza del predetto termine, il cui rispetto avrebbe fornito al creditore un tempo considerevolmente minore rispetto a quello a disposizione degli altri creditori preesistenti, con conseguenti profili problematici dal punto di vista del principio di uguaglianza (art. 3, Cost.) e del diritto di agire in giudizio (art. 24, Cost.).

Ed è proprio la richiamata sentenza del 2015 ad offrire ulteriori spunti di riflessione in merito all’inapplicabilità del termine dell’articolo 101, l.f.: se da un lato va certamente considerata la necessità di speditezza del procedimento di verifica dei crediti, va, comunque, rilevato che, nel caso che ci occupa, il creditore “va comunque incontro ad inconvenienti di non scarso rilievo” in quanto egli “concorrerà soltanto ai riparti dell’attivo successivi all’insinuazione”.

Continua la Corte evidenziando che, pur potendo il creditore, ai sensi dell’articolo 112, l.f., “aver diritto di prevalere […], sarà comunque esposto al rischio dell’impraticabilità di tale prelievo mano a mano che, con il susseguirsi dei riparti dell’attivo, si assottigliano le risorse da cui prelevare”.

Creditori state tranquilli: considerando l’orientamento formatosi in tema di fallimento, possiamo, pertanto, ritenere possibile la proposizione della domanda relativa al credito sorto durante l’amministrazione straordinaria, sempre nel termine di un anno, ma, questa volta, a decorrere dal momento in cui sorge il vostro credito.

Cass., 18 gennaio 2019, n. 1391

Sacha Loforese – s.loforese@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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