Crisi e procedure concorsuali

Credito privilegiato anche in assenza di un’espressa richiesta?

Cass. 2 ottobre 2015, n. 19714 (leggi la sentenza)

Nell’ambito della domanda di ammissione del credito allo stato passivo fallimentare non rileva l’utilizzo di formule sacramentali al fine del riconoscimento del privilegio, comunque rilevabile dal contesto dell’istanza.

Così ha statuito la Suprema Corte nella recente sentenza n. 19714 del 2 ottobre 2015.

Nella particolare specie, veniva presentata al vaglio del tribunale fallimentare un’istanza di insinuazione, avente ad oggetto un credito assistito da privilegio, per cui era fatto esplicito riferimento al contratto di mutuo stipulato con atto notarile, quale titolo del credito, ed alla nota d’iscrizione ipotecaria costituente la prelazione senza però espressa richiesta del riconoscimento del rango privilegiato.

Il  credito veniva ammesso in via meramente chirografaria, avendo del tutto omesso il creditore istante, di formulare delle conclusioni che facessero espressa richiesta di riconoscimento del privilegio ipotecario.

Avverso tale decreto, veniva proposto ricorso avanti la Suprema Corte, nel quale la ricorrente sosteneva che tale privilegio dovesse essere comunque riconosciuto atteso che gli elementi addotti a sostegno dell’istanza erano tali da far emergere con sufficiente chiarezza il titolo di credito e la garanzia ad esso inerente, nonché l’inequivocabile volontà del ricorrente all’ottenimento dell’ammissione del proprio credito in via privilegiata.

La Suprema Corte ha precisato che l’art. 93, comma terzo n. 4, onera il ricorrente di dare indicazione del titolo da cui la prelazione deriva, facendo menzione della natura del privilegio rivendicato, così da renderlo oggetto della propria domanda. L’allegazione, nonché l’accertamento, della singola causa di credito costituisce la causa petendi di ciascuna domanda volta al riconoscimento di un privilegio, la cui attribuzione deriva direttamente dalla legge in considerazione proprio della causa del credito. In questa prospettiva l’esistenza di una domanda relativa al rango privilegiato del credito può desumersi quale esito di un’operazione di interpretazione del testo del ricorso che valorizzi i meri dati della enunciazione (Trib. Milano 3 marzo 2014, n. 3001).

In ogni caso,  la degradazione a chirografo del credito di cui è omesso o assolutamente incerto il requisito di cui al n. 4, ossia l’indicazione del titolo di prelazione, come imposto dall’art. 93 L.F., è esclusivamente rivolto alla tutela della par condicio dei creditori concorrenti, i quali devono essere posti nella condizione di poter valutare attentamente, in sede di verificazione dello stato passivo, le ragioni creditorie di prelazione fatte valere in tale sede ed, eventualmente, di proporre impugnazione avverso le stesse (Cass. n. 15 luglio 2011, n. 15702).

Alla luce di quanto precede la Corte ha ritenuto di dover escludere l’applicazione della norma citata alla fattispecie in commento, atteso che, pur in assenza di una specifica  richiesta in ordine al riconoscimento del privilegio ipotecario, gli elementi risultanti dall’istanza e dalla documentazione allegata consentivano di rilevare, quale oggetto della pretesa, la volontà del creditore istante di ottenere l’ammissione del proprio credito allo stato passivo fallimentare in grado ipotecario.

29 ottobre 2015

Matilde Sciagata – m.sciagata@lascalaw.com

 

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