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Crediti sopravvenuti alla dichiarazione di fallimento: quando decadono?

Alla domanda di ammissione allo stato passivo del credito sopravvenuto alla dichiarazione di fallimento non si applica il termine decadenziale annuale decorrente dal deposito di esecutività dello stato passivo di cui all’art. 101 L.F., poiché manifestamente lesivo del principio di parità di trattamento di cui all’ art. 3 Cost. e del diritto di azione in giudizio di cui all’art. 24 Cost.; tale termine verrà invece a decorrere dal momento stesso in cui verifichino le condizioni di partecipazione al passivo fallimentare.

La Corte di Cassazione – con la sentenza in commento – ha nuovamente confermato l’ormai consolidato orientamento secondo cui sia da escludere l’applicazione del termine decadenziale di dodici mesi dal deposito di esecutività dello stato passivo, nei confronti dei crediti sopravvenuti – per tali propriamente intendendo i crediti che vengano a maturare le condizioni di partecipazione al passivo fallimentare dopo la sentenza dichiarativa di fallimento.

In questa prospettiva va segnalata, prima di tutto, la pronuncia della Suprema Corte del 31 luglio 2015, n. 16218, relativa a una fattispecie concreta del tutto prossima a quella sottesa alla sentenza qui in analisi (credito al rimborso dell’acconto sul prezzo di un acquisto immobiliare versato a seguito di preliminare successivamente sciolto dal curatore). A questa decisione hanno poi fatto seguito la pronuncia del 31 luglio 2018, n. 20310 (credito in prededuzione per canoni e per indennizzi per occupazione maturati tra la sentenza dichiarativa e la riconsegna dell’immobile), nonché quella del 18 gennaio 2019, n. 1391 (credito da inadempimento di un contratto di fornitura stipulato nell’ambito di una procedura di amministrazione straordinaria).

Il Collegio, a supporto dell’orientamento de quo, ha più volte evidenziato come nuovi crediti concorsuali possano sorgere durante tutto l’arco della procedura fallimentare, anche in fase assai avanzata della stessa, sicché il termine decadenziale, fissato dall’art. 101, comma 1, ben potrebbe essere già scaduto alla data del sorgere del credito.

A conforto ulteriore ed implementativo, la citata sentenza n. 16218/2015 ha altresì osservato che, per tale tipologia di crediti, residuerebbe un tempo comunque più breve per provvedere all’insinuazione, di quello a disposizione dei crediti preesistenti, con conseguenti dubbi di legittimità costituzionale sotto il principio di uguaglianza (art. 3 Cost.) e del diritto di azione in giudizio (art. 24 Cost.).

Esclusa dunque l’applicazione dell’art. 101 L.F. ai crediti sopravvenuti, la Suprema Corte ha ritenuto che la disciplina positivamente applicabile per l’insinuazione di tali crediti non possa che essere ricavata in via sistematica, con riguardo ai principi generali dell’ordinamento e facendo perno, in particolare, sui richiamati principi costituzionali.

 

Per portare i crediti sopravvenuti ad una posizione adeguatamente accostabile a quella degli altri creditori, si deve pertanto fermare un termine annuale per la presentazione delle relative domande, decorrente – in tutti i casi in cui il credito abbia maturato le condizioni di partecipazione al passivo dopo il deposito del decreto di esecutività dello stato passivo – dal momento stesso in cui si siano verificate le dette condizioni.

Cass., Sez. I Civ., 10 luglio 2019. n. 18544

Silvia Alessandra Pagani – s.pagani@lascalaw.com

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