Elemento oggettivo e soggettivo degli atti di frode ai fini della revoca del concordato preventivo

Crediti del professionista e prededuzione: no alla valutazione ex post

Il credito del professionista, che abbia svolto attività di assistenza e consulenza per la redazione e la presentazione della domanda di concordato preventivo, rientra de plano tra i crediti sorti “in funzione” di quest’ultima procedura e, come tale, a norma dell’art. 111, comma 2, L. Fall., va soddisfatto in prededuzione nel successivo fallimento, senza che, ai fini di tale collocazione, debba essere accertato, con valutazione ex post, che la prestazione resa sia stata concretamente utile per la massa in ragione dei risultati raggiunti.

Con la sentenza in commento, la Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso proposto da un professionista avverso la sentenza con cui il Tribunale di Firenze aveva confermato l’esclusione della natura prededucibile per i crediti derivanti dall’attività professionale prestata per la redazione e presentazione della domanda di concordato preventivo, poi sfociata nel fallimento della società beneficiaria.

Il Tribunale di Firenze aveva ritenuto corretta l’interpretazione del Giudice delegato, che aveva escluso la prededuzione richiesta, riconoscendo ai crediti del professionista il solo privilegio di cui all’art. 2751-bis, n. 2, c.c. Ciò in quanto la collocazione in prededuzione di tale credito deve conseguire a una verifica, da effettuare ex post, circa la sussistenza di una funzionalità della prestazione da cui ha origine il credito rispetto alle esigenze della procedura. Ne discende la necessità di accertare in concreto l’utilità per la massa delle prestazioni eseguite, soprattutto nel caso di una successiva dichiarazione di fallimento, elemento che, ad avviso del Tribunale fiorentino, il creditore istante non si era preoccupato di dimostrare in sede di opposizione.

Il creditore istante, con tre motivi di ricorso, denunciava la violazione e falsa applicazione degli artt. 111 l.f. e 101, 112 e 115 c.p.c., in quanto la decisione impugnata aveva subordinato il riconoscimento della prededuzione richiesta all’individuazione, alla luce delle vicende della procedura concorsuale, di un rapporto di funzionalità tra la presentazione della domanda di concordato e l’interesse della massa dei creditori, quando in realtà il disposto dell’art. 111 l.f. non richiede alcuna dimostrazione o verifica in ordine al risultato delle prestazioni o alla loro utilità per la massa. Inoltre, il Tribunale, nel ritenere che il Giudice delegato avesse implicitamente negato il nesso di funzionalità tra l’attività professionale prestata dal creditore istante e l’interesse della massa, non avrebbe considerato che la stessa Curatela del fallimento aveva espressamente riconosciuto sia l’avvenuta esecuzione di un’attività professionale per la presentazione del concordato preventivo sia la congruità del compenso pattuito.

I giudici di legittimità, nel ritenere fondati i detti motivi di ricorso, hanno ribadito il consolidato orientamento della Corte di Cassazione, secondo cui può riconoscersi la prededucibilità anche ai crediti sorti anteriormente all’inizio della procedura di concordato preventivo (e non in occasione della stessa), laddove si applichi il secondo criterio richiamato dall’art. 111, comma 2, l.f., cioè quello della funzionalità o strumentalità delle attività professionali da cui tali crediti hanno origine rispetto alla procedura concorsuale; ciò in ragione della evidente ratio della norma, che, per promuovere il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi di impresa, che favoriscano la conservazione dei valori aziendali, introduce un’eccezione espressa al principio della par condicio creditorum, estendendo la prededucibilità a tutti i crediti sorti in funzione delle procedure concorsuali, a prescindere dalla loro occasionalità rispetto alle stesse e persino quando ciò si risolva in un successivo fallimento (orientamento condiviso e precisato da Cass. 5098/2014; Cass. 6031/2014; Cass. 19013/2014; Cass. 1765/2015; Cass. 280/2017).

La Corte ha inoltre chiarito che, ove alla procedura minore consegua il fallimento, nessuna verifica deve essere compiuta in ordine al conseguimento di un’utilità in concreto per la massa dei creditori grazie all’attività del professionista, atteso che tale concetto non può essere confuso o sovrapposto a quello di funzionalità di cui all’art. 111, comma 2, l.f. Infatti, da un lato è opinione consolidata in giurisprudenza che l’accesso alla procedura di concordato preventivo costituisca di per sé un vantaggio per i creditori ove si tenga conto degli effetti della consecuzione delle procedure, tra cui la cristallizzazione della massa e la retrodatazione del periodo sospetto ai fini dell’esperimento della revocatoria fallimentare (così Cass. 6031/2014); dall’altro, l’utilità concreta non rientra in ogni caso nei requisiti richiesti o nelle finalità perseguite dall’art. 111 l.f., comma 2, l.f. e non deve quindi essere in alcun modo indagata (cfr. Cass. 1182/2018; Cass. 12017/2018).

Deve, quindi, essere ribadito l’orientamento per cui il credito del professionista che abbia svolto attività di assistenza e consulenza per la redazione e la presentazione della domanda di concordato preventivo rientra de plano tra i crediti sorti “in funzione” di quest’ultima procedura e, come tale, a norma dell’art. 111, comma 2, L. Fall., va soddisfatto in prededuzione nel successivo fallimento, senza che, ai fini di tale collocazione, debba essere accertato, con valutazione ex post, che la prestazione resa sia stata concretamente utile per la massa in ragione dei risultati raggiunti (Cass. 22450/2015).

Pertanto, nella fattispecie in esame i Giudici di legittimità hanno cassato la sentenza con rinvio, in quanto il collegio dell’impugnazione, nel negare la prededuzione richiesta, aveva operato una valutazione in concreto dell’intervenuta soddisfazione dell’interesse della massa dei creditori a seguito delle vicende della procedura, senza limitarsi a riscontrare se l’attività professionale prestata potesse essere ricondotta, secondo una valutazione ex ante, nell’alveo della procedura concorsuale minore e delle finalità dalla stessa perseguite e ponendosi quindi al di fuori dei parametri da cui l’art. 111, comma 2, L. Fall. fa discendere la collocazione in prededuzione.

Cass., Sez. I Civ., 21 novembre 2018, n. 30114

Eleonora Gallina – e.gallina@lascalaw.com

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