Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

COVID-19: come ottenere i riparti dai fallimenti

I decreti legge adottati nel corso di questa emergenza sanitaria hanno dedicato diverse disposizioni alle procedure disciplinate dalla legge fallimentare, senza tuttavia prevedere delle norme specifiche sulle modalità di ripartizione dell’attivo, che assumono non poca importanza in questo periodo di crisi economica derivante dal fermo delle attività.

La norma che più viene in rilievo è l’art. 83, comma 3, del decreto Cura Italia n. 18/2020 – recante “Nuove misure urgenti per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenerne gli effetti in materia di giustizia civile, penale, tributaria e militare” – il quale contempla le ipotesi di esclusione della sospensione straordinaria dei termini (sospensione operante dal 9 marzo 2020 al’11 maggio 2020) e alla lettera a), dopo l’elencazione dei singoli casi di sospensione, prevede che la stessa non operi in “tutti i procedimenti la cui  ritardata trattazione  può  produrre  grave   pregiudizio   alle   parti”.

La dichiarazione di  urgenza idonea ad escludere la sospensione, sempre secondo la previsione dell’art. 83 D.L. 18/2020, è rimessa al  capo dell’ufficio giudiziario o al suo delegato ed  è apposta in calce alla citazione o al ricorso,  con  decreto  non  impugnabile,  e,  per  le  cause  già iniziate, è dichiarata con provvedimento del giudice istruttore o  del  presidente del collegio, egualmente non impugnabile, lasciando così alla discrezionalità dei Tribunali e dei singoli Giudici la decisione in merito all’applicabilità o meno della sospensione.

In assenza di una norma specifica, la disposizione trova applicazione anche alla fase di ripartizione dell’attivo (fase caratterizzata da tre momenti essenziali: l’approvazione del rendiconto di gestione in udienza, il deposito, la comunicazione e la declaratoria di esecutività del riparto, la fase eventuale dei reclami e l’emissione dei mandati di pagamento), rimettendo ai singoli Tribunali la decisione in merito alla indifferibilità o meno della distribuzione delle somme.

Come era inevitabile, ciò ha determinato un proliferarsi di provvedimenti e circolari dal contenuto più vario, che in alcuni casi hanno riconosciuto una ontologica natura urgente alla fase dei riparti e in altri casi hanno, invece, escluso che la ritardata trattazione possa produrre grave pregiudizio alle parti.

Merita di essere menzionata l’ordinanza adottata dal Tribunale di Forlì il 27.3.2020 (Giudice Barbara Vacca) che, attesa la “necessità di favorire la circolazione del denaro” e “di assicurare la tempestività dei pagamenti in questo periodo di emergenza sanitaria e di conseguente crisi economica per il fermo delle attività d’impresa”, ha riconosciuto la sussistenza delle condizioni per dichiarare l’urgenza della trattazione ai sensi dell’art. 83 DL. 18/2020 Cura Italia, escludendo la sospensione del termine per la proposizione del reclamo avverso il riparto.

Allo stesso modo il Tribunale di Catania con le linee guida divulgate il 4.04.2020, “considerando i benefici sociali conseguenti per l’intera collettività”, ha espressamente previsto che le udienze di approvazione del rendiconto si terranno con collegamento da remoto, che l’approvazione dei piani di riparto seguirà l’iter ordinario e che i reclami ex artt. 26 e 36 l.f., attesa l’ontologica natura urgente, verranno trattati nonostante la sospensione.

Non si possono tuttavia trascurare gli orientamenti contrari, frutto proprio dalla ampia discrezionalità lasciata agli organi giudiziari dall’art. 83, comma 3, D.L. 18/2020, che, pur avvertendo l’esigenza di favorire la circolazione del denaro, hanno posto in capo ai curatori, liquidatori e commissari l’onere di provvedere tempestivamente al deposito del riparto parziale o finale, senza tuttavia riconoscere a questa procedura quel carattere di urgenza necessario per escludere la sospensione dei termini.

Ad esempio, il Tribunale di Bergamo – con ordine di servizio del 2 aprile 2020 – ha disposto che tutti i curatori, liquidatori e commissari straordinari “predispongano senza indugio, in tutte le procedure con liquidità superiori a € 100.000,00, un riparto parziale delle somme giacenti […] ovvero il riparto finale quando lo stato della procedura lo consenta”, precisando tuttavia che per la proposizione del reclamo ai sensi dell’art. 110, comma 3, l.f. si applica la sospensione dei termini, rendendo così impossibile la declaratoria di esecutività dello stato passivo e la conseguente emissione dei mandati di pagamento prima dell’11.05.2020.

Allo stesso modo il Tribunale di Torre Annunziata, con decreto n. 86/2020, pur consapevole delle conseguenze economiche prodotte dalla grave situazione sanitaria che impongono la tempestività delle operazioni di riparto nell’ambito delle procedure concorsuali, ha previsto il deposito dei riparti parziali e finali solo a far data dal 16.04.20 (termine che si presume prorogato all’11.05.2020) e solo nelle procedure aventi liquidità superiore a Euro 150.000,00.

Viste le diverse prassi adottate dai Tribunali, si auspica l’adozione di provvedimenti che possano tener conto delle esigenze dei creditori a una rapida definizione delle procedure distributive – seppur a scapito delle esigenze di tutela processuale – per poter contenere quanto più possibile gli effetti economici di mancato incasso, prodotti inevitabilmente dall’emergenza sanitaria.

Un aspetto positivo, invece, è l’introduzione dei mandati telematici di pagamento.

La situazione emergenziale ha accelerato l’adozione di nuovi strumenti, già introdotti in via sperimentale dal Tribunale di Milano, che snelliscono la procedura, prevedendo l’emissione telematica del mandato di pagamento da trasmettere via PEC all’istituto di credito per il versamento di quanto autorizzato dal Giudice Delegato, evitando così l’accesso fisico dei professionisti presso gli istituti bancari e le cancellerie.

Nunzia Gaetani – n.gaetani@lascalaw.com

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