Costruzione di nuovi edifici: la relazione energetica non vincola l’appaltatore

Costruzione di nuovi edifici: la relazione energetica non vincola l’appaltatore

Nella costruzione di nuovi edifici, l’appaltatore può dirsi tenuto al rispetto dei requisiti energetici solo se gli stessi sono contenuti all’interno del titolo autorizzativo o nel contratto sottoscritto con il committente. Le prescrizioni contenute nella relazione energetica non sono, invece, idonee a vincolare l’appaltatore. È quanto stabilito dalla Suprema Corte con ordinanza del 15 novembre 2019.

Il caso in oggetto aveva origine a seguito della citazione in giudizio per il pagamento delle prestazioni residue proposta da parte di un’impresa edile nei confronti del committente. Il convenuto si costituiva ed in via riconvenzionale chiedeva il risarcimento del danno, in quanto, in sede di realizzazione dell’edificio la società non aveva rispettato i requisiti contenuti nella relazione energetica allegata al progetto di realizzazione. Tale eccezione veniva tuttavia rigettata dal Tribunale di Lecco così come dalla Corte d’Appello di Milano, la quale osservava che nel contratto di appalto era stata prevista la “sola realizzazione delle opere di edificazione come da progetto approvato dall’ente locale competente, e non anche l’obbligo dell’appaltatore di rispettare le prescrizioni contenute negli elaborati allegati al progetto stesso che, pur previsti dalla legge ai fini del rilascio del titolo autorizzativo, non erano stati poi espressamente richiamati nell’ambito del contratto concluso tra le parti”.

Il committente ricorreva quindi in Cassazione sostenendo che la Corte d’Appello avesse errato nel non ritenere che le prescrizioni del progetto energetico, previsto dalla l. n. 10/1991, fossero vincolanti per l’appaltatore anche in difetto di espressa previsione contrattuale. La Suprema Corte, nell’ordinanza in commento, osservava come “la mancata menzione, nel contratto di appalto, delle prescrizioni contenute nella relazione energetica allegata al progetto di realizzazione del nuovo edificio non implicasse l’obbligo dell’appaltatore di rispettare le prescrizioni contenute nella prima” e che “in tema di appalto avente ad oggetto la costruzione di immobili eseguiti senza rispettare la concessione edilizia, occorre distinguere le ipotesi di difformità totale e parziale. Nel primo caso, che si verifica ove l’edificio realizzato sia radicalmente diverso per caratteristiche tipologiche e volumetrie, l’opera è da equiparare a quella posta in essere in assenza di concessione, con conseguente nullità del detto contratto per illiceità dell’oggetto e violazione di norme imperative; nel secondo, invece, che ricorre quando la modifica concerne parti non essenziali del progetto, tale nullità non sussiste”.

Muovendo da queste premesse, la Suprema Corte rigettava il ricorso affermando che l’appaltatore è tenuto esclusivamente al rispetto delle prescrizioni contenute nel titolo autorizzativo e di quelle derivanti dal contratto sottoscritto dalle parti, senza che gli si possano opporre tutte le prescrizioni contemplate nella documentazione allegata al progetto di realizzazione dell’edificio nel caso in cui non siano state espressamente richiamate nel contratto di appalto.

Cass., Sez. VI Civ. – 2, 15 novembre 2019, ordinanza n. 29781

Emanuele Varenna – e.varenna@lascalaw.com

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