Corretta qualificazione del contratto, sommatoria tra tassi corrispettivi e di mora e ISC

Corretta qualificazione del contratto, sommatoria tra tassi corrispettivi e di mora e ISC

La sentenza in commento ha affrontato alcuni temi di grande rilevanza, oggetto di continui dibattiti tra gli operatori del settore bancario finanziario.

Il Tribunale di Catania, in primo luogo, ha vagliato la fondatezza delle contestazioni mosse dal debitore opponente in punto di usura, ritenendo di non condividere la linea del debitore, posto che la contestata usura era fondata sulla (solo presunta) qualificazione del rapporto negoziale alla stregua di un contratto di mutuo a tasso fisso.

Tale difesa è stata rigettata, posto che il contratto di finanziamento è un contratto diverso e avente una disciplina distinta da quella del mutuo, anche ai fini dell’individuazione del tasso soglia: “In realtà non è dato capire da dove andrebbe desunta una diversa qualificazione del contratto stante la chiara intestazione contenuta in esso (“Richiesta di finanziamento per prestito personale”), né la parte ha fornito adeguata prova sul punto. Perciò considerando il contratto come un prestito personale, il TEGM al momento della sottoscrizione del contratto era pari al 10,93% e quindi l’eccezione sull’usura originaria va rigettata”.

Proseguendo la disamina delle contestazioni sollevate dall’opponente, il Tribunale ha avuto modo di confutare la tesi della sommatoria tra interessi corrispettivi e di mora, in quanto pratica erronea e bandita dal nostro ordinamento: “Tra il tasso corrispettivo e il tasso di mora intercorre una differenza sia sotto il profilo funzionale che strutturale: il primo rappresenta la remunerazione del capitale erogato; il secondo invece è una forma di risarcimento eventuale a favore dell’istituto di credito in caso di inadempimento o ritardato pagamento. Nessuna norma prevede espressamente la somma dei due tassi”.

Il Giudice, inoltre, ha affermato che l’ISC non è un elemento essenziale del contratto, bensì un mero “indicatore di costo” avente finalità conoscitiva ed informativa, che non può in alcun modo inficiare la validità del contratto.

Questo è quanto sancito dal Tribunale: “autorevole giurisprudenza ritiene che l’ISC non sia un tasso propriamente inteso, ma un indicatore sintetico del costo complessivo del finanziamento avente lo scopo di rendere il cliente in grado di conoscere il costo totale del credito. La sua erronea indicazione, quindi, non comporta una maggiore onerosità del finanziamento (“non è allora configurabile la nullità comminata dall’art 117 comma 8 TUB in quanto il contratto e il documento di sintesi riportano l’indicazione dei tassi di interessi, delle commissioni e delle spese, l’omessa indicazione dell’ISC non inficiando invece la validità, costituendo quest’ultimo uno strumento di carattere informativo, come emerge dall’art 9 delle Istruzioni della Banca d’Italia del 2013, ma non un requisito tassativo ed indefettibile del regolamento negoziale” Trib. Pescara sent. n.1943/2018, cfr. Trib. Salerno, ord. 05.06.2017, Trib. Grosseto sent. n.7539/2018)”.

Tribunale di Catania, 2 luglio 2019, n. 2848

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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