L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

Coronavirus: le regole (non scritte) del condominio perfetto

Camminiamo per strada uniti da un unico fardello: tutti potremmo essere infettati o infetti. Ce lo ripetono in continuazione i notiziari, ce lo ricordano gli altoparlanti delle stazioni e delle metropolitane, che ci spingono a scrutare il prossimo con diffidenza e cautela. Una circospezione che non ci abbandona nemmeno in prossimità di casa,  in condominio, dove ogni condomino è invitato a rispettare il vicino e le parti comuni e ad adattarsi ai codici di comportamento stilati dalle autorità scientifiche.

Dobbiamo indossare la mascherina (ora, quantomeno, portarla con noi così da averla a disposizione in luoghi di assembramento), guanti, gel disinfettante e rispettare il distanziamento sociale.

Regole che in ambito condominiale non vanno dimenticate.

A maggior ragione se pensiamo che il vano scala, l’ascensore e i pianerottoli spesso non sono così enormi da garantire la distanza sociale.

Ecco allora che sorgono spontanee alcune domande: a chi spetta l’osservanza delle regole di sicurezza in condominio? Ci si può rivolgere all’amministratore? E, in caso di segnalazione, quest’ultimo potrà bacchettare il condomino incauto?

La risposta a queste domande non può prescindere dalla disamina dei poteri, degli obblighi e, in generale, del ruolo dell’amministratore di condominio. Ebbene, per quanto riguarda l’utilizzo delle cose comuni, l’art. 1130 c.c. n. 2) attribuisce all’amministratore il potere di “disciplinare l’uso delle cose comuni e la fruizione dei servizi nell’interesse comune in modo che ne sia assicurato il miglior godimento a ciascuno dei condomini”. La medesima disposizione attribuisce all’amministratore il potere di compiere gli atti conservativi relativi alla parti comuni dell’edificio.

Per quanto tali disposizioni possano far pensare che all’amministratore spettino il potere e l’obbligo di far rispettare ai condomini tutte le norme di igiene e sicurezza imposte dalla situazione attuale, una tale interpretazione delle norme non sarebbe corretta. Ciò perché all’interno del codice civile non esiste alcuna norma che imponga all’amministratore di adottare dei protocolli uniformi a garanzia della salute di tutti i condomini e di farli rispettare sanzionando chi non vi si attenga e laddove l’amministratore decidesse di far circolare dei vademecum contenenti regole di base da rispettare nell’interesse comune, l’inosservanza delle stesse non potrebbe essere seguita da alcuna sanzione. Per la stessa ragione, in caso di condotte spregiudicate da parte di un singolo condomino, l’amministratore non avrebbe la legittimazione processuale per poter agire in giudizio.

In conclusione, in condominio, l’unico legittimato ad agire per la tutela della propria salute è il condomino il quale è tenuto a non dimenticare le raccomandazioni volte alla salvaguardia propria e del prossimo sul ciglio della porta di casa.

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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