Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Convenienza economica del concordato: anche il creditore astenuto può contestarla

Ponendosi in aperto contrasto con la sentenza della Cassazione n. 13284 del 2012, il Tribunale di Perugia, con il decreto della Sezione Fallimentare datato 5 luglio, ha affermato che i creditori che hanno espresso voto contrario all’omologa del concordato durante l’adunanza e coloro i quali, inizialmente astenutisi, abbiano espresso il proprio dissenso nei venti giorni successivi alla stessa, debbano essere equiparati e, di conseguenza, entrambi legittimati a contestare la convenienza economica della proposta concordataria.

In particolare, il Tribunale ha definito creditore dissenziente “colui che ha manifestato all’adunanza (o anche prima) e comunque nel termine di 20 giorni dalla stessa, la sua contrarietà alla proposta ed al piano concordatario.” Ed è sotto questo profilo che, secondo il Tribunale perugino, non appare condivisibile la tesi della Cassazione che distingue tra il creditore che ha espresso voto contrario all’adunanza e quello che, in tale sede, si è astenuto esprimendo il proprio voto contrario successivamente, ma nel termine dei 20 giorni previsto dalla norma. Sulla base di tale distinzione la Suprema Corte ritiene, pertanto, che solo il creditore che abbia espresso voto contrario nel contesto dell’adunanza sia, poi, legittimato a contestare la convenienza economica del concordato stesso, non concedendo il medesimo diritto al creditore che si sia espresso negativamente ma nel termine dei 20 giorni dopo l’adunanza.

La sezione fallimentare del Tribunale di Perugia ritiene, come detto, che tale distinzione non sia condivisibile in quanto non rinvenibile né nelle disposizioni legislative né ricavabile dai principi generali della Legge Fallimentare. Il secondo ed il quarto comma dell’art. 180 L.F., infatti, parlano di “dissenziente” senza specificazione alcuna e senza limitarne il potere di contestare la convenienza economica purché si tratti di un creditore proveniente da una classe dissenziente ovvero, in un concordato con assenza di classi, che rappresenti almeno il 20% dei crediti ammessi al voto.

I dissenzienti all’adunanza così come i creditori astenuti in sede di adunanza ma che abbiano, poi, manifestato voto contrario all’omologa entro e non oltre i 20 giorni successivi “vanno assolutamente parificati”.

Viceversa, i dissenzienti tardivi, ossia coloro che hanno manifestato il loro voto contrario oltre i 20 giorni, i creditori che hanno manifestato in modo invalido il proprio dissenso, gli astenuti ed i dissenzienti appartenenti ad una classe aderente al concordato, rientrano tutti nella residuale categoria degli “altri interessati” richiamata dall’art. 180 L.F., comma 2, sono legittimati a costituirsi nel giudizio di omologa richiedendo un controllo sulla regolarità della procedura e delle votazioni, sulla permanenza della sussistenza dei presupposti di ammissibilità, sulla fattibilità giuridica e/o economica, a dedurre su aspetti afferenti la singola posizione, ma senza poter sindacare sulla convenienza economica della proposta concordataria.

Tribunale di Perugia, sentenza del 5 luglio 2019

Michela Crestani – m.crestani@lascalaw.com

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