Contenzioso finanziario

Contratto quadro di investimento: autonomia della domanda di risarcimento del danno rispetto a quella di risoluzione

Tribunale di Roma, 17 ottobre 2013, n. 20779 (leggi la sentenza per esteso)

La sentenza in oggetto parte dal noto presupposto (ricavabile ex Cass.Civ. 19024 del 25.9.2005 e, soprattutto, Cass.Civ. SS.UU. 26724-26725 del 19.12.2007) secondo cui, nei rapporti tra operatori finanziari ed investitori, la vera e propria operazione negoziale sia costituita dal contratto di intermediazione finanziaria (c.d. contratto quadro); sulla scorta di tale assunto, sempre secondo la Giurisprudenza di legittimità, ne consegue che gli ordini di acquisto, in quanto atti esecutivi dei contratti di negoziazione, possano essere risolti esclusivamente per effetto della risoluzione del contratto quadro.

Richiamate tali premesse, il foro capitolino ha statuito che, laddove le violazioni relative agli obblighi di informazione posti a carico dell’intermediario (ex art. 21 TUF e 28 e 29 Regolamento CONSOB) non siano di gravità tale da giustificare la risoluzione ex art. 1455 cod.civ. del contratto quadro e la domanda risarcitoria (astrattamente autonoma) sia inscindibilmente legata proprio a quella di risoluzione, quest’ultima andrà rigettata per difetto di causa petendi.

Nella pronuncia in commento, il Tribunale di Roma ha quindi avuto modo di precisare che sebbene “in astratto, la violazione dei più volte richiamati obblighi di comportamento, anche con riferimento alla responsabilità extracontrattuale, potrebbe assumere rilievo nella misura in cui, come comportamento di per sé illecito o come inadempimento contrattuale, abbia prodotto un danno” (naturalmente da comprovare), nel caso di specie “alla luce della domanda di “risoluzione del contratto per l’acquisto” e di quella – conseguente alla previa dichiarazione della risoluzione del contratto per inadempimento – di risarcimento del danno svolta dall’attore, e preso atto dell’inesistenza delle cause di risoluzione che costituiscono il presupposto di entrambe, si deve ritenere che non sia possibile procedere alla positiva valutazione della domanda risarcitoria, connessa invero ad una domanda rigettata”.

In sintesi, viene sostanzialmente ribadito come ai sensi dell’art. 1455, I comma, cod.civ. (“salvo in ogni caso il risarcimento del danno”), sia escluso che l’azione risarcitoria presupponga il necessario esperimento dell’azione di risoluzione del contratto. Anzi, in caso contrario e qualora la relativa domanda sia collegata unicamente all’accertamento e conseguente declaratoria di risoluzione del contratto (quadro) e non, invece, alla condotta tenuta dall’intermediario con riguardo alla specifica operazione contestata, il rigetto della prima comporterà inevitabilmente il rigetto della seconda, rectius l’impossibilità di procedere alla sua stessa valutazione.

(Alessandro Rendina – a.rendina@lascalaw.com)

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