Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Contratto monofirma: la ratio della nullità di protezione

La recentissima sentenza resa dal Tribunale di Brescia e pubblicata in data 5/07/2017 in esito ad un giudizio seguito dallo Studio, si pone ad ulteriore conforto alla tesi a favore della validità dei contratti monofirma.

Il procedimento, di opposizione a decreto ingiuntivo, aveva ad oggetto le consuete contestazioni in materia di conto corrente, trascurabili nel commento de quo, anche in quanto disattese integralmente dal Giudice adito.

Solo in sede di comparsa conclusionale l’opponente introduceva l’ulteriore eccezione relativa alla presunta invalidità ed inefficacia della contrattualistica agli atti, poiché sottoscritta dal solo cliente.

Nell’affrontare il tema, il Tribunale esprime condivisione per l’orientamento per lo più abbracciato dalle corti di merito sulla base del seguente apprezzabile iter argomentativo.

“…Ed invero, premesso come la contestazione della nullità del contratto per difetto di forma scritta risulti smentita dalla produzione in giudizio del documento contrattuale sottoscritto dal correntista, questo giudice ritiene di aderire all’orientamento giurisprudenziale secondo cui il requisito formale imposto in materia dal T.U.B. si sottragga all’inquadramento nell’ambito della dicotomia codicistica tradizionale in termini di forma negoziale (forma scritta ad substantiam e ad probationem), rinvenendo la sua origine nella normativa comunitaria e collocandosi nell’alveo delle cosiddette forme di protezione, alle quali può seguire una corrispondente ipotesi di nullità, eccepibile solo dalla parte destinataria della protezione.

Deve pertanto ritenersi che la ratio di tale disciplina sia quella di garantire protezione alla parte contrattuale ritenuta a priori meritevole di tutela, in quanto considerata sul piano negoziale più debole, ritenendosi assicurata detta protezione per il solo fatto che il regolamento contrattuale sia trasfuso in un documento, in modo da assicurare al cliente della banca la possibilità di conoscere e consultare in ogni momento le condizioni negoziali pattuite, per definizione complesse a ragione del tecnicismo del rapporto bancario.

 La produzione in giudizio, pertanto, del contratto di conto corrente regolarmente sottoscritto dal correntista vale ed è sufficiente a soddisfare la forma scritta di protezione imposta dalla normativa di settore, privando di fondamento l’eccezione di nullità sollevata dall’attore; secondo un orientamento, a lungo prevalente nella giurisprudenza sia di merito che di legittimità, la produzione in giudizio del documento sottoscritto dalla controparte contrattuale costituisce, anzi, valido equipollente della sottoscrizione mancante (in questo senso, ex multis, cfr. Cass. n. 17740/2015, secondo cui “la parte che non ha materialmente sottoscritto il contratto per il quale sia richiesta dalla legge la forma scritta può validamente perfezionarlo, al fine di farne valere gli effetti contro l’altro contraente sottoscrittore, sia producendolo in giudizio sia manifestando stragiudizialmente alla controparte per iscritto la volontà di avvalersi del contratto, sempreché tale conferma non sopraggiunga dopo che la controparte abbia già revocato il proprio assenso, ciò rendendo impossibile la formazione dell’accordo contrattuale”).

 Non ignora questo giudice che un diverso e più recente orientamento ritiene, invece, essenziale il requisito della sottoscrizione da parte della banca (Cfr. Cass., n. 36/2017; Cass., 5919/2016; Cass., 8395-8396/72916), in quanto l’art. 23 del TUF imporrebbe una forma bilaterale ad substantiam e la produzione in giudizio, da parte della banca, del contratto-quadro non sottoscritto – nel caso di contratto di investimento – non costituirebbe idoneo equipollente della sua sottoscrizione.

 Deve peraltro rilevarsi che con la recente ordinanza n. 10447 del 27.04.2017 la Prima Sezione della Corte di Cassazione, atteso il contrasto registratosi sul tema, ha trasmesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, della questione se il requisito della forma scritta del contratto di investimento esiga, accanto a quella dell’investitore, anche la sottoscrizione ad substantiam dell’intermediario. Dall’ordinanza, peraltro, traspare l’adesione all’orientamento che ammette che la sottoscrizione da parte del cliente sia sufficiente a integrare il requisito della forma scritta ex art 23 TUF, non ritenendosi, invece, necessaria la sottoscrizione della banca, potendo essere manifestata in qualsiasi forma ammessa dall’ordinamento.

In attesa della decisione delle Sezioni Unite sulla questione, alla luce delle osservazioni già esposte, questo giudice ritiene di condividere il primo orientamento richiamato; ne consegue l’infondatezza di tale questione di nullità (così come eccepita dalla parte opposta)”.

L’opposizione veniva rigettata con conferma del decreto ingiuntivo e condanna alle spese legali.

Tribunale di Brescia, 5 luglio 2017, n. 2080 

Giorgio Zurru – g.zurru@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Il Tribunale di Nola torna a far chiarezza sul dibattuto tema relativo all’onere probatorio nel gi...

Contratti Bancari

Chi è onerato della prova non usi gli scalari

L’eccezione di nullità della fideiussione per violazione della normativa antitrust non può esser...

Contratti Bancari

Fideiussore legale rappresentante della Società garantita

“Il disposto dell’art. 1264 c.c., secondo cui la cessione del credito ha effetto nei confronti d...

Contratti Bancari

X